NO ai CSS presso cementifici

Questi i contenuti della lettera inviata oggi dal Sindaco di Spoleto Daniele Benedetti all’ Assessore all’Ambiente della Regione Umbria Silvano Rometti e ai parlamentari dell’Umbria in merito all’utilizzo di combustibili solidi secondari presso i cementifici di Spoleto:

“Come a Voi noto con il Decreto 14 febbraio 2013, n. 22 , in data 29/03/2013 è entrato in vigore il Regolamento recante la disciplina della cessazione della qualifica di rifiuto di determinate tipologie di combustibili solidi secondari (CSS), ai sensi dell’articolo 184-ter, comma 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni.
Il Regolamento in questione detta le condizioni alle quali alcune tipologie di combustibile solido secondario (CSS) cessano di essere qualificate come rifiuto. Di conseguenza, viene ad essere consentito l’utilizzo del CSS presso gli impianti industriali ed in particolare nei cementifici.
Come saprete la materia è tutt’ora controversa perché diverse sono le considerazioni e le valutazioni scientifiche sui rischi alla salute umana derivanti dall’impiego dei combustibili solidi secondari ed insistono dubbi anche sui meccanismi di controllo di tali prodotti, seppure i rifiuti classificati CSS debbono avere caratteristiche precise in quanto parte residuale della raccolta urbana (quella che non può essere riciclata e non l’umido).
Dal punto di vista normativo, siamo quindi di fronte a criteri nuovi che superano i dubbi sollevati dalla stessa Unione Europea sul CDR (nel 2008 la U.E. sostenne che il CDR va considerato rifiuto e non prodotto). Ora il DM n°22/2013 definisce il CSS come prodotto tratto dai CDR e sottoposto a dichiarazione di conformità, ma quali sicurezze possiamo dare in assoluto ai cittadini in merito ai metodi di raccolta, trasporto e lavorazione dei rifiuti urbani, seppure i CSS siano definibili come combustibili solidi ottenuti da rifiuti non pericolosi?
La discussione è tuttora aperta con posizioni divergenti (chi favorevole e chi contrario) tra Associazioni dell’ambiente, dei Consumatori e dei medici per l’Ambiente (ISDA), tanto per non far riferimento alle diverse valutazioni degli ambienti scientifici e universitari. Più Comuni hanno intrapreso la strada dei ricorsi al TAR, lo stesso Ministro all’Ambiente Andrea Orlando, incontrando il CODACONS nel giugno scorso, si è impegnato al riesame del Decreto Clini. Per concludere con la sintesi del quadro nazionale, mi permetto di ricordare che recentemente la V Commissione Regionale all’Ambiente della Puglia ha bloccato, licenziando il testo definitivo del PRGRU, l’iniziativa della COLACEM di Galatina e dell’ENEL di Cerano, che qualora il testo venga approvato così com’è dal Consiglio Regionale, non potranno più avere l’autorizzazione a bruciare CSS.
Venendo all’Umbria mi permetto di evidenziare due questioni che ritengo fondamentali.
In primo luogo gli obiettivi di RD restano ancora ben lontani perché la percentuale di differenziata in Umbria è ferma a circa il 40 % (dati 2012).
In secondo luogo vanno esaminate e attentamente soppesate le ragioni che hanno fatto tramontare l’ipotesi dell’inceneritore regionale, vuoi per i costi, ma vuoi anche perché l’Umbria non produce una quantità tale da giustificare un inceneritore.
Pertanto se da un lato, la soluzione rapida dei cementifici evita di far spendere inutilmente milioni di euro per nuovi impianti, dall’altro viene immediatamente meno la giusta filosofia di un Piano Regionale dei Rifiuti pensato per incentivare seriamente la differenziata e il riciclo.
Ad ogni buon fine allego la mozione del Consiglio Comunale di Spoleto, unanimemente approvata in data 2 febbraio 2012 (deliberazione n°3), con la quale il consesso cittadino esprime “netta contrarietà all’utilizzo degli impianti industriali esistenti nel Comune di Spoleto per l’incenerimento di combustibile da rifiuto o di qualsiasi altro sottoprodotto derivato da rifiuti“.

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