L’intelligenza nelle mani

“Longobardi in vetrina”, progetto dell’Associazione Italia Langobardorum

Chiudete gli occhi e immaginate, davanti a voi, un piccolo corteo funebre che sfila nella nebbia, per raggiungere la basilica di San Salvatore a Spoleto, e il suo cimitero. In silenzio: le donne col capo velato, gli uomini avvolti nei loro mantelli.

Il freddo morde le carni, l’umido penetra nelle ossa. Ma loro sono lì, nella livida luce dell’alba, per dare l’estremo saluto al magister, il fabbro, l’artigiano della loro comunità. Come corredo che lo accompagni nell’ultimo viaggio, porranno accanto a lui gli strumenti del suo mestiere: il crogiolo per fondere, le tenaglie e gli attrezzi per piegare le lamine di ferro o per granulare l’oro.

Non è un uomo qualunque, il fabbro, nei villaggi. Non è un uomo qualunque colui che sa domare i metalli, forgiare gli zoccoli che consentono ai cavalli di muoversi veloci su ogni terreno, e le spade per colpire i nemici.
La sopravvivenza della comunità è legata alla sua arte. Il guerriero più coraggioso è nulla senza un fabbro accorto che gli fornisca le armi per la battaglia. Ma anche il popolo, senza un fabbro, non vive.

Hanno seguito le grandi migrazioni, gli artigiani longobardi. Hanno riparato le ruote dei carri, ferrato i cavalli, prodotto coltelli, mestoli, brocche, oltre che spade e pugnali.

Ma non sono solo artigiani capaci di creare ciò che serve per l’immediato. In pace sono altre le materie lavorate nelle loro officine: i metalli scintillanti che sono l’ornamento del potere. E allora via, a fondere e lavorare l’oro e l’argento, a tagliare le pietre preziose, levigare il vetro e i cristalli, costruire castoni. Anelli, spille, fibbie, catene, luccichio di smalti. Tutto ciò che è bello o ricco è prodotto dalle loro abili mani.

Sono attenti, instancabili, curiosi, pronti a viaggiare per conoscere nuove tecniche e soddisfare nuovi clienti. Nelle loro botteghe non vengono fusi insieme solo i metalli, ma le conoscenze: si ibridano gli stili. Gli artigiani nordici incontrano le tecniche del sud, le studiano, le applicano, le migliorano. Si fanno chiamare artifex magister e non è solo un nome, ma un modo di concepire la realtà.

Tutto passa per le mani del fabbro e dell’orafo: gli attrezzi che servono alla vita, i gioielli che narrano il potere, la crocetta aurea simbolo di un nuovo credo, che accompagna i Longobardi nell’ultimo viaggio incontro alla morte.

E quando il fabbro muore, è il villaggio che si stringe attorno a lui, per salutarlo un’ultima volta. Per riconoscergli il ruolo di artefice non solo di oggetti, ma di una comunità, e di un mondo: il loro”.

In fondo, ancora oggi, non è nell’abilità delle mani che si fonda moltissimo del successo del “made in Italy”?

Buon lunedì con i Longobardi!

San Salvatore di Spoleto | Tavola di Levente Tani

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