Il guerriero

Quando si parla di Longobardi la prima immagine che ci viene in mente è quella di un guerriero che indossa o brandisce delle armi. Incontrare semplicemente un guerriero longobardo doveva essere un’esperienza che non si sarebbe dimenticata facilmente: alto, la nuca rasata, lunghi capelli con scriminatura centrale, folti baffi, una barba lunghissima e armi di ogni genere appese alla cintura, particolari che tutti insieme gli infondevano un’aria feroce.

Quello del guerriero longobardo è un topos nella visione collettiva dell’altomedioevo, sia per l’importanza che questa figura rivestiva all’interno del proprio gruppo sociale, sia perché larga parte delle nostre conoscenze in merito ai Longobardi derivano dai ritrovamenti di necropoli, contesti nei quali emerge la volontà della società del tempo di rappresentare la maggior parte della compagine maschile come guerrieri.

Questa ostentazione dello status di cavaliere è amplificata nelle tombe di Castel Trosino (AP) dove è stata rinvenuta una sovrabbondanza di oggetti, preziosi per il materiale utilizzato (oro e argento) e per la lavorazione, che qualificano il defunto come guerriero a cavallo.

Nella tomba 119, che ha restituito uno dei corredi maschili più ricchi delle necropoli altomedievali italiane, accanto a elementi del corredo militare longobardo, già presenti nelle sepolture anteriori all’arrivo in Italia, come la spada, lo scramasax, lo scudo, la lancia, compaiono armamenti acquisiti sul territorio italiano quali l’elmo e la corazza lamellare.

Questi elementi, di origine orientale ma diffusi in Occidente probabilmente tramite l’esercito bizantino, sono stati ritrovati raramente nei sepolcreti longobardi in Italia a riprova del forte interesse e delle peculiarità della necropoli marchigiana.

Il ricchissimo corredo di questa sepoltura, probabilmente pertinente a una figura di spicco della comunità di Castel Trosino (AP), permette di ricostruire l’immagine di un guerriero cavaliere della prima metà del VII sec. con armatura completa.

Raniero Mengarelli, che condusse i lavori nella necropoli di Castel Trosino tra il 1893 e il 1896, elaborò una tipologia astratta del tipico corredo del guerriero longobardo sulla base delle tombe 90 e 119:

Quasi sempre insieme allo scheletro di ciascun guerriero si trovano tutti o parte degli oggetti seguenti: […] un pettine d’osso e uno scudo rotondo dall’umbone ferreo prominente, […] uno spadone a lama larga e diritta, a doppio taglio, […], una cuspide di lancia di varia forma […], un coltellaccio o scramasax […], un pugnale corto, alcune volte guarnito d’oro nell’elsa e nella guaina, arco e faretra con dardi di ferro […] sostenuta dal balteo ornato da piastrelle metalliche […], la fibbia della cintura con il puntale terminale e con ornamenti simili a quelli del balteo, laminette sottili d’oro […] a croce equilatera […] cucite sui vestimenti.

I sepolcri dei cavalieri, a differenza di quelli dei fanti, contenevano […] una bacinella […] da abbiadare i cavalli […], nonché un paio di grandi cesoie […], morso, finimenti di bardatura e sella.

Le tombe poverissime dei maschi non guerrieri non avevano infine alcuna suppellettile se non qualche vaso di terracotta e recipiente di vetro.

Le tombe con corredi di armi sarebbero appartenute quindi senza dubbio a militi longobardi e quelle che ne erano prive ai loro asserviti.

La tomba 119 ha restituito uno dei corredi maschili più ricchi delle necropoli altomedievali italiane. L’estrema ricchezza e la presenza di oggetti quali le cinture d’oro a frange, i pugnali con decorazioni auree e le guarnizioni in oro delle selle mostrano forti contatti con le aree culturali di Roma e Bisanzio.

Contatti che si spiegano anche in relazione alla posizione geografica della necropoli, collocata lungo la via Salaria e facente parte del Ducato longobardo di Spoleto che governava un territorio strategico dal punto di vista politico e commerciale tra le aree bizantine dell’Esarcato e Roma.

Proprio a Roma al Museo Nazionale dell’Alto Medioevo sono conservati gli straordinari reperti provenienti dai sepolcreti di Nocera Umbra (PG) e di Castel Trosino (AP).

Per saperne di più www.longobardinivetrina.it

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