I due vescovi

A causa della scarsità di fonti, quale governo avesse instaurato nel Ducato di Spoleto il suo fondatore, Faroaldo I, è ignoto.

Stando a quanto afferma Paolo Diacono nella sua Historia Langobardorum, sappiamo che durante il governo dei duchi il trattamento dei Romanici fu molto duro:

In questi giorni molti dei nobili Romani vennero uccisi per la cupidigia di ricchezze, mentre i restanti furono divisi tra i loro “ospiti” e resi tributari, stabilendo che essi avrebbero dovuto pagare la terza parte dei loro prodotti ai Longobardi. Da questi duchi longobardi, nel settimo anno dalla venuta di Alboino e del suo intero popolo, le chiese vennero spogliate, i preti uccisi, le città rovinate, le popolazioni cresciute come messi sui campi annientate, e, oltre alle regioni che Alboino aveva sottomesso, la maggior parte dell’Italia fu invasa e soggiogata dai Longobardi.

I Duchi longobardi, dopo aver ucciso o scacciato la maggior parte dei latifondisti Romanici, impossessandosi dei terreni, permisero ai superstiti di conservare le terre; in base all’hospitalitas, i latifondisti superstiti dovevano però versare un terzo dei raccolti alle farae longobarde (clan aristocratici militari).

I Longobardi si erano così impossessati delle posizioni chiave della società, e ben pochi romanici poterono mantenere una posizione agiata.

Guerrieri Longobardi

Tuttavia, pare che l’invasione nel nostro territorio non sia stata particolarmente feroce e che Spoleto, città destinata a diventare uno dei baluardi della potenza longobarda, sia stata trattata meglio di altre già dal suo primo duca.

Emblematico è l’episodio dell’incontro del vescovo Pietro (che resse la diocesi dal 562 al 591) con il vescovo ariano e di come il primo, molto liberamente, esercitò il suo potere tanto da rifiutare al Longobardo la concessione di una chiesa senza che l’autorità politica intervenisse.

Infatti egli si ricusò di concedere ad un vescovo longobardo ariano una chiesa, ove potesse celebrare i suoi riti, senza che per questo l’autorità se ne immischiasse.

E quando l’eretico prelato, fatta adunata de’ suoi settari, che pure erano Longobardi, andossene alla chiesa suburbana di San Paolo per occuparla, il custode di quella non temè di serrarne le porte, e dentro munirle con chiavistelli e con altro, quanto più gli venne fatto.

Che poi Bonifacio monaco narrasse a San Gregorio come, pervenuto il detto vescovo con quella turba innanzi alla chiesa, quando già si apparecchiava a romperne le porte, queste, per una virtù arcana, si spalancassero con gran romore, le lampade spente per se stesse si riaccendessero, e il violento ariano cieco addivenisse, checchè se ne possa e voglia pensare, non toglie per certo che i fatti antecedenti facciano vedere come si potesse osare non poco, e tuttavolta esser tollerati da que’ medesimi, che in altri luoghi, per feroce fanatismo, facevano strage quasi d’interi villaggi, e di gran moltitudine di prigioni…

Il caso levò siffatto romore, che fu cagione che in questi luoghi i Longobardi si astenessero da profanare le chiese (A. Sansi).

Un fatto questo che lascia presagire il legame che si instaurerà tra il Ducato di Spoleto e la Santa Sede: i vari duchi cercheranno nel Papa l’appoggio per affermare le proprie ambizioni di indipendenza da Pavia.

Tuttavia, il ripetuto ricorso dei Duchi spoletani all’aiuto del Papa preparerà il terreno per una naturale annessione del territorio alla politica papale. Ma di questo parleremo prossimamente.

ARCHIVIO NEWS

Pin It

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *