I manifesti delle feste popolari e rionali di Spoleto all’inizio del ‘900

Quello che vi proponiamo oggi è un viaggio agli inizi del ‘900 tra le feste popolari dei rioni di Spoleto, tra gli eventi di beneficenza, le fiere, le grandi mascherate, i premi, le tombole e i giochi. Un viaggio eminentemente visuale perché compiuto attraverso i manifesti di grande formato (189 cm x 97cm) conservati alla Biblioteca “Giosuè Carducci”. Fatti di semplici grafiche, di “strilli” ingenui, di aggettivazione iperbolica, questi manifesti riescono a raccontarci molto della nostra città, perché non solo ci mostrano come è cambiata la “società dello spettacolo”, ma ci fanno scoprire anche interessanti notazioni di carattere sociologico e diverse curiosità storiche.

16 e 17 giugno 1901. Il primo manifesto, a caratteri tipografici multicolori, si riferisce ai festeggiamenti in onore di Sant’Antonio da Padova. Tra le figure più venerate della Chiesa, fu canonizzato a Spoleto nel 1232 e anche per questo la città gli è sempre stata molto legata. Tradizionalmente celebrata il 13 di giugno, la due giorni di celebrazioni nel 1901 fu evidentemente spostata di qualche giorno per farla cadere di domenica. Protagonista delle cerimonie una piazza del Mercato “sfarzosamente pavesata e decorata”, con al centro una grandiosa fontana. Ad Arteo Rotella, citato in vari altri altri manifesti dell’epoca come “artista” pirotecnico, il compito di “incendiare” un fuoco artificiale in piazza Campello. Oltre a formule di divertimento canoniche come le musiche eseguite dalla Banda militare e da quella cittadina e una fiera di beneficenza per il ricreatorio scolastico, spiccano il ricorso alla grandiosa illuminazione elettrica, una nuova meraviglia tecnologica che la città ha conquistato solo da pochi anni (1898-99) e la tombola, appuntamento tra i più attesi che ancora oggi si tiene a piazza del Mercato. La tombola del 1901 metteva in palio un primo premio di 400 lire.

Manifesto 16 e 17 giugno 1901

14 luglio 1901. Si tiene, a beneficio della Società di Mutuo Soccorso tra i Fabbri e Mestieri Affini, una Festa dei Fiori a Villa Redenta, mettendo a disposizione della città lo sfarzo neoclassico della location grazie alla gentile concessione della famiglia Marignoli proprietari della dimora. Nella grande villa suburbana che il senatore e marchese Filippo Marignoli aveva acquistato nel 1885 dall’ultimo dei discendenti di Papa Leone XII della Genga, sono in programma “numerosi e svariati divertimenti nuovissimi per la città”. Si capisce come certe attrazioni, dai nomi fantasiosi e altisonanti, come la Cisterna Misteriosa, lo Chalet delle fate, la ricerca dell’anfora preziosa, siano stati concepiti sfruttando gli sfarzosi elementi decorativi e gli scorci fortemente scenografici che arricchiscono non solo la villa ma le varie dependance e i giardini.

Manifesto 14 luglio 1901

2 febbraio 1902. Per le Feste Popolari organizzate dalla Società di Sant’Antonio al Borgo San Matteo si fanno le cose in grande: si illuminano con addobbi i balconi delle case da Piazza Collicola a Porta Loreto, si tiene una messa cantata alla Chiesa Monumentale di Loreto, ci si rallegra della presenza della Banda Militare, si allestisce una Fiera Gastronomica a beneficio dell’Istituto delle Sorde Mute e Cieche in via Vittori e una Mascherata con ricchi premi.

Manifesto 2 febbraio 1902

11 febbraio 1902. In Corso Garibaldi si festeggia l’ultimo giorno di Carnevale con una premiazione alle migliori mascherate. Sarà un apposito giurì incaricato “dell’assegnamento dei premi”, specificando però che se “il giurì dichiarasse le mascherate immeritevoli dei suddetti premi, il denaro sarà devoluto alle scopo che i soci e il comitato crederanno più opportuno”.

Manifesto 11 febbraio 1902

27 aprile 1902. Ai Giardini Pubblici, ovvero negli attuali spazi verdi intorno alla casina dell’Ippocastano, il Comitato studentesco di beneficenza organizza una grande festa per raccogliere fondi a favore dell’ospedale e della società Dante Alighieri. Tra le attrazioni una grande lotteria, un caffè concerto, un concertino della banda militare e della banda cittadina, l’illuminazione a bengala e quella elettrica, l“elevazione di numerosi e mostruosi globi areostatici [sic]”, cioè a dire uno spettacolo di mongolfiere. Ma ad attirare l’attenzione è lo scopo che il Comitato si prefigge di raggiungere, cercando di raccogliere fondi utili all’ospedale “per l’acquisto di letti” e per “la risorta società Dante Alighieri”. Quello dell’Ospedale è un problema annoso. Le condizioni difficili in cui versava la struttura ospitata nell’ex monastero di San Matteo, la mancanza di adeguata strumentazione, gli spazi non idonei sollecitavano da tempo l’ipotesi di una sede diversa e di un edificio più funzionale, al passo con la modernità. Per quanto riguarda la Dante Alighieri – società fondata nel 1899 da Carducci e altri intellettuali per tutelare e diffondere la lingua e la cultura italiane nel mondo – il Comitato locale spoletino si era appena ricostituito, nel 1901, sotto la presidenza del ferrarese Guido Leati, scolaro del Carducci, che venne poco più che ventenne a Spoleto, dove insegnò italiano e storia all’Istituto Tecnico, partecipando attivamente alla vita culturale della città, qui pubblicando un saggio su “Giulietta e Romeo” e diversi articoli per il settimanale “l’Alta Spoleto”.

Manifesto 27 aprile 1902

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