Ariulfo, il 2° Duca di Spoleto

A Faroaldo, morto nel 591, succedette Ariulfo, uomo possente e battagliero. Il nuovo Duca avviò subito una politica espansionistica nei confronti dei Bizantini occupando il corridoio umbro che collegava Roma con Ravenna, interrompendo quindi le comunicazioni tra le due città.

Tra la fine di giugno e i primi di luglio del 592, dopo aver occupato Orte, Sutri, Bomarzo, Todi, Amelia, Perugia e Luccoli, mosse con il suo esercito verso Roma, causando le preoccupazioni dell’appena eletto Papa Gregorio Magno. Questi, temendo un assedio della Città Eterna da parte di Ariulfo, decise di trattenere le truppe a presidio di Roma nonostante fossero richieste altrove da alcuni magistri militum imperiali e chiese l’aiuto di Ravenna, che non arrivò.

Papa Gregorio fu così costretto ad avviare le negoziazioni con il duca longobardo. Riuscì a convincerlo e a ritirarsi pagando di tasca propria un tributo.

Palazzo comunale | Sala dei Duchi 1

In una lettera scritta poco tempo dopo all’arcivescovo di Ravenna Giovanni, Papa Gregorio Magno espresse la propria convinzione che Ariulfo sarebbe stato disposto a firmare una pace con l’Impero o addirittura a servirlo se solo l’esarca fosse disposto a pagare gli arretrati ai longobardi Nordulfo e Auctarit, un tempo soldati mercenari dell’Impero ma tornati a servire i loro compatrioti, o a intavolare una seria trattativa di pace. Nonostante la contrarietà dell’esarca, Papa Gregorio avviò le trattative di pace con Ariulfo, che tuttavia non andarono a buon fine a causa dell’intervento dell’esarca Romano, che riconquistò subito il corridoio umbro mandando a monte le trattative e provocando la reazione di re Agilulfo, che rioccupò temporaneamente Perugia e assediò Roma.

Ariulfo morì nel 600 o nel 601; e gli successe il figlio del primo duca Faroaldo, Teudelapio.

A lungo mercenario dei Bizantini, Ariulfo si era infine reso indipendente, contrastando sia i Bizantini sia il Papa nel complesso e confuso contesto politico dell’Italia centrale.

Durante la battaglia di Camerino, svoltasi sul finire della sua carriera ducale, Ariulfo – ci dice Paolo Diacono – era riuscito ad avere la meglio sui suoi nemici Bizantini grazie all’aiuto determinante di Savino che, sotto le spoglie di un valoroso soldato, si era mostrato al duca nell’atto di difenderlo strenuamente.

Desideroso di conoscere l’identità del suo misterioso salvatore, che nessun altro – tranne lui – aveva visto, sulla strada del ritorno a Spoleto, Ariulfo si era fermato di fronte alla chiesa dove riposavano le spoglie del santo.

Ariulfo, ancora pagano, chiese allora come fosse mai possibile che un uomo già morto potesse prestare aiuto a dei viventi, e, incuriosito, si recò all’interno della chiesa. Qui egli incominciò a osservarne le pitture che illustravano scene della vita del santo e riconobbe nell’immagine di San Savino ritratta sulle pareti quella di colui che gli aveva portato aiuto in battaglia.

Così, dopo l’episodio accaduto nella chiesa di San Paolo al vescovo ariano, di cui abbiamo parlato qualche settimana fa, ora il miracolo di San Savino. Due episodi che appaiono importanti perché indirettamente, con il linguaggio che è proprio dei racconti di eventi miracolosi, ci informano del fatto che l’arianesimo, nel grande ducato spoletino, il più immediato e pericoloso vicino di Roma, era stato precocemente sconfitto.

ARCHIVIO NEWS

Pin It

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *