A tu per tu con l’arte

Scipione Pistrucci (Roma 1811 – Orsolina, Locarno 1854)

Ester e Assuero | Olio su tela, cm 166×231,5 (1833)

Scipione Pistrucci avviato agli studi artistici dal padre Filippo, anch’egli pittore, incisore e poeta, divenne ben presto allievo di Luigi Sabatelli frequentando le sue lezioni all’Accademia di Brera a Milano dal 1830 al 1833, quando a causa delle sue idee politiche e alla vicinanza alla Giovine Italia fu costretto a fuggire a Ginevra dove conobbe Giuseppe Mazzini divenendone uno dei suoi più stretti collaboratori.  Da quel momento la sua partecipazione ai moti risorgimentali ebbe come punti di riferimento le cerchie di esuli in Svizzera, Francia e infine a Londra.

Lo stesso Mazzini nel suo epistolario menzionò il Pistrucci come quel «giovane pittore» che si contraddistinse per la fedeltà dimostrata quando venne inviato nell’Italia centrale per ordire nuovi piani insurrezionali.

Giunse a Spoleto nel 1849 sotto falso nome e in veste ufficiale di artista fu alla guida di un comitato umbro rivoluzionario, radunando i reduci delle precedenti imprese, diede vita a una stamperia clandestina con finalità di propaganda.

Fu in città fino all’agosto del 1852 quando per sfuggire ad un ennesimo arresto fu costretto a trasferirsi prima in Toscana, poi a Genova e infine a Lugano, dove giunse in gravi condizioni di salute.

La grande tela raffigurante Ester e Assuero, venne acquistata dal Comune di Spoleto nel 1922 da Gina Pistrucci Meli, figlia del pittore che qualche anno prima aveva donato l’Autoritratto del padre e il Ritratto del figlio Adelchi anch’essi esposti presso il piano nobile di Palazzo Collicola.

Il Pistrucci con questa composizione di storia avrebbe dovuto partecipare al concorso di Brera del 1833 e vi lavorava ancora quando nel settembre di quell’anno fu costretto a lasciare l’Italia.

Pur essendo una prova giovanile e quindi legata alla lezione classicista del suo maestro Luigi Sabatelli, il pittore dimostra qui una notevole libertà accostandosi al tema biblico e alla sua drammaticità con una partecipazione non lontana dai fermenti romantici.

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