A casa con i Longobardi

Teodelapio: duca di Spoleto Secondo lo storico spoletino Achille Sansi “il duca Faroaldo aveva lasciato, morendo, due figliuoli, i quali per la troppo giovanile età loro, essendo stati (com’altri dirittamente pensò) giudicati, dai grandi del ducato, inabili al governo, dovettero cedere il luogo ad Ariulfo.

Ora, mancato, dopo dieci anni, costui, i due giovani sorsero a contendersi il dominio; e avendo l’uno e l’altro trovato seguito di partigiani vennero alle offese ed al sangue.

La contesa fu terminativamente decisa in una battaglia; in cui Teodelapio, che non è noto se fosse il maggiore o il minore de’ due, rimasto vittorioso, fu riconosciuto duca di Spoleto e ne prese il governo.

È questo il primo esempio che s’incontra di una guerra per la successione ai ducati; ed è altro e manifesto argomento della indipendente sovranità dei duchi di Spoleto: massime ove si consideri come non si vegga essersi il re impacciato nella lite, ed averne poi rispettato l’eletto.

Teodelapio resse il ducato per oltre mezzo secolo, fino alla sua morte, che è collocata tra il 650 e il 653. Il suo regno appare privo di eventi degni di rilievo anche se poté godere di un’ampia indipendenza a causa dell’indebolimento dell’autorità regale longobarda, che attraversava a quel tempo il cosiddetto periodo dei Duchi.

Sicuramente il duca di Spoleto dopo la guerra di successione, non poté vivere per cinquant’anni senza più estrarre la spada, impegnato a mantenere le vaste conquiste compiute dal suo predecessore Ariulfo, ma la mancanza di fonti ci impedisce di arrivare a conclusioni certe in merito al suo governo.

A causa di questa sua lunga dominazione, gli sono state attribuite edificazioni di chiese, di palazzi, e altre simili opere proprie dei principi pacifici, e di cui la regina Teodolinda dava in quel tempo assai splendidi esempi.

Certo è che i duchi edificavano opere simili, ma gli edifici che costruirono nella città di Spoleto, o sono andati perduti completamente o in quelli che rimangono non sempre è possibile distinguere la fase longobarda rispetto a quelle dei periodi precedenti o dei successivi.

A Spoleto, essendo questa la capitale dell’omonimo ducato, fu edificato un palazzo ducale e sembra proprio ad opera del duca Teodolapio. Sarebbe stato costruito nell’area già occupata dalla reggia di Teodorico e oggi sede della curia arcivescovile.

Grazie a un Codice Farfense ne abbiamo la descrizione come di un edificio vasto e regale che sembra si distendesse dalla piazza del Foro fino a quella del Duomo ma di questo parleremo la prossima volta.

Ispirandosi al nome del duca longobardo, lo scultore statunitense Alexander Calder intitolò “Teodelapio” una sua opera monumentale in acciaio esposta a Spoleto nel 1962 durante la mostra ‘Sculture nella città’ e che donò alla città.

«Calder … di fronte alle immagini del duca Teodolapio, duca di Spoleto nella prima metà del VII secolo, con la corona a punte aguzze come la sua scultura, senza esitare disse: “this is the name of the object”». (Giovanni Carandente, Teodelapio, Alexander Calder, 1996).

Il modellino dell’opera si trova in esposizione a Palazzo Collicola – Galleria d’Arte Moderna “G. Carandente”, uno dei più importanti spazi dedicati all’arte contemporanea d’Italia; mentre il grande Teodelapio accoglie i viaggiatori di fronte alla stazione e può essere considerato come uno dei simboli della città di Spoleto.

Buon lunedì ‘A casa con i Longobardi’!

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