A casa con i Longobardi | Editto di Rotari

La scorsa settimana, parlando della scrittura, abbiano accennato brevemente all’Editto di Rotari ma è più che doveroso soffermarci su questa raccolta organica di leggi del popolo longobardo.

Rotari, nato a Brescia nel 606, membro della stirpe degli Arodingi e duca ariano della sua città, salì al trono nel 636, alla morte del re Arioaldo, di cui sposò la vedova Gundeperga, cattolica e appartenente alla nobilissima famiglia dei Letingi, essendo figlia della regina Teodolinda.

Secondo la tradizione, i duchi longobardi avrebbero incaricato -e presumibilmente pilotato- Gundeperga di scegliere il nuovo re e sposo, secondo una modalità già applicata dalla monarchia longobarda con Rosmunda e Teodolinda stessa. Rotari rinnovò pertanto la formula di un re ariano affiancato da una regina cattolica, che, dai tempi di Teodolinda, assicurava un sostanziale equilibrio nel Regno e una politica di tolleranza.

L’editto di Rotari venne promulgato a mezzanotte del 22 novembre 643 ed è il primo codice di leggi scritte del popolo Longobardo. Un corpo di norme la cui sostanza, fedelmente germanica, si rifà principalmente alle antiquae leges patrum, non scritte ma tramandate attraverso il ricordo del re stesso e degli antiqui homines.

Scritto dal notaio longobardo Ansoald, (ebbe il compito di stendere e non di compilare il testo) l’Editto fu approvato dal Gairethinx -l’Assemblea generale del Regno dei Longobardi, costituita da coloro che impugnavano le armi (exercitali o arimanni)- battendo le lance sugli scudi secondo la tradizione germanica.

Lo volle redatto in latino. Un latino tutt’altro che elegante e corretto in cui compaiono spesso parole germaniche, data la difficoltà di renderle in latino.

Si è molto discusso, fra gli storici, se l’editto di Rotari fosse valido per l’intera popolazione del Regno longobardo o solo per ; i più sostengono che riguardasse solo i Longobardi, mentre per gli Italiani restava in vigore il Codice di Giustiniano del 533: ossia che l’editto avesse il carattere della personalità della legge e non un carattere di territorialità.

Nel complesso è un insieme di codici aventi lo scopo di sostituire alla faida, ossia la vendetta del sangue, il guidrigildo, ovvero l’indennità pecuniaria dovuta alla parte lesa, o ai suoi parenti, in caso di vertenze a carattere privato, in conseguenza di furto, percosse, ferimento, omicidio.

Rispetto alla pratica della faida, si trattava di un notevole progresso sulla via della composizione pacifica dei conflitti tra diversi soggetti e i loro clan familiari; anche se, per molti aspetti, appare come una legislazione ancora assai rozza e approssimativa.

Se la parte che veniva sanzionata con l’istituto del guidrigildo non era in grado di pagare la somma stabilita -che, in certi casi, come per l’uccisione della moglie da parte del marito, era fissata in una cifra volutamente esorbitante- l’offensore veniva ridotto praticamente in schiavitù, il che era l’equivalente di una condanna all’ergastolo.

Sono 388 capitoli, che trattano della repressione dei reati contro lo stato (1-14), contro la incolumità delle persone (15-147) e delle cose (148-152), del diritto ereditario (153-177), del diritto di famiglia (178-226), dei diritti reali (227-244), dei diritti di obbligazione (245-258), della responsabilità per i servi (259-270), dei danneggiamenti (271-358), delle obbligazioni (359-366). I capitoli 367-388 sembrano aggiunti per riparare a omissioni o per derogare a norme precedentemente segnate.

Leggi longobarde, cc. 48-54, anno 643

48. Dell’occhio levato. Se qualcuno strappa un occhio a un altro, si calcoli il valore [di quell’uomo] come se lo avesse ucciso, […] secondo il rango della persona; e la metà di tale valore sia pagata da quello che ha strappato l’occhio.

49. Del naso tagliato. Se qualcuno taglia il naso a un altro, paghi la metà del valore di costui, come sopra.

50. Del labbro tagliato. Se qualcuno taglia il labbro a un altro, paghi una composizione di 16 solidi e se si vedono i denti, uno, due o tre, paghi una composizione di 20 solidi.

51. Dei denti davanti. Se qualcuno fa cadere a un altro un dente di quelli che si vedono quando si ride, dia per un dente 16 solidi; se si tratta di due o piú [denti], di quelli che si vedono quando si ride, si paghi e si calcoli la composizione in base al loro numero.

52. Dei denti della mascella. Se qualcuno fa cadere a un altro uno o piú denti della mascella, paghi per un dente una composizione di 8 solidi.

53. Dell’orecchio tagliato. Se qualcuno taglia un orecchio a un altro, gli paghi una composizione pari alla quarta parte del suo valore.

54. Della ferita al volto. Se qualcuno provoca una ferita al volto ad un altro, gli paghi una composizione di 16 solidi.

(Editto di Rotari, in Antologia delle fonti altomedievali, a cura di F. Gasparri e F. Simoni)

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