A casa con i Longobardi | FAROALDO II – DUCA DI SPOLETO (681-728)

Oggi riprendiamo il nostro racconto sul ducato di Spoleto con il suo sesto duca: Faroaldo II.

Nel 663 Grimoaldo, divenuto re dei Longobardi, promosse Trasamondo dux di Spoleto, per premiarlo per l’aiuto offertogli nella conquista del trono longobardo e gli concesse anche la mano di sua figlia. Trasferitesi per volere del re dal ducato di Benevento a Spoleto diedero al figlio il nome del primo duca longobardo di Spoleto per ricollegarsi con le più antiche tradizioni del grande ducato nell’Italia centrale.

Le circostanze della sua ascesa al ducato restano tuttavia enigmatiche. Paolo Diacono riporta che Faroaldo assunse il titolo alla morte del padre Trasamondo ma non è chiaro se per ottenerlo avesse dovuto eliminare lo zio Wachilapus. A causa della mancanza di altre fonti rimane del tutto incerto se lo questi fosse morto prima della scomparsa di Trasamondo oppure se fosse stato eliminato dal nipote al principio del suo governo.

Poco si sa sull’amministrazione di Faroaldo data la scarsità di fonti. Viene ritratto come un duca risoluto, che aveva a cuore i monasteri del suo ducato e che sfruttò in molti modi le opportunità di allargare i confini del suo dominio a spese di Roma e Bisanzio; un duca che però si sforzava, spesso anche con successo, di non mettere a repentaglio la sua posizione, contrassegnata da un alto grado di autonomia, con un aperto confronto con il potentissimo Liutprando.

È questo il pio duca restauratore della celebre badia di Farfa.

Sotto il reggimento del duca Trasmondo, un guargango (straniero), Tommaso prete di Morienna, capitato in que’ luoghi, e vedendoli così confacenti a vita solitaria e religiosa, vi si fermò, albergando nell’animo un desiderio grandissimo di rinnovare il vecchio cenobio.

Aveva già questo suo disegno avuto da parecchi anni un qualche umile principio, quando Faroaldo, giunto a dominare, diede a quell’opera grande aiuto e favore, facendo riedificare il monastero, e con donazioni di terre, di lavoratori e di servi largamente provvedendolo del bisognevole. Inviò di poi al Papa lo stesso Tommaso con una lettera, per chiedere che confermasse ciò che era stato fatto, aggiungendo pene spirituali a quelle ch’egli aveva posto nel suo diploma di concessione, contro a coloro che osassero usurpare gli averi della ristorata badia, o recare in qualsivoglia modo ingiuria ai diritti e ai privilegi della medesima (A. Sansi, La storia di Spoleto, vol. 5, I Duchi di Spoleto).

Papa Giovanni VII accolse la preghiera del duca e nel 705 prese questo monastero sotto la propria protezione, fatto che fa pensare ad una stretta cooperazione, almeno per alcuni aspetti, tra Roma e Spoleto.

Nella tradizione farfense successiva Faroaldo II è ricordato come il grande protettore di Farfa ispirato dalla Vergine Maria, sotto il cui patrocinio era posto il monastero. Nel Chronicon Farfense si racconta anche che il duca donò a Farfa undici curtes.

Però, per motivi sconosciuti, ben presto i buoni rapporti di Faroaldo con Roma si trasformarono in ostilità (al più tardi verso il 712-713) tanto che il duca occupò alcuni possedimenti della Chiesa nella Sabina. Possedimenti che saranno restituiti al papa solo dopo circa trenta anni, nel 742, da re Liutprando.

Faroaldo viene ricordato anche per aver occupato Classe, l’importante porto di Ravenna. Tuttavia tale conquista restò per poco tempo nelle mani del duca. Liutprando, da poco asceso al trono longobardo, lo costrinse a riconsegnare questo porto ai Bizantini. Il re, giunto al potere dopo lunghi anni di durissime lotte interne, si preoccupò anzitutto di avere buoni rapporti con Bisanzio e con Roma, in modo da non mettere in pericolo con nuovi conflitti il consolidamento del suo regno.

Liutprando, comunque, pose fine molto presto alla sua politica di pace riprendendo la vecchia politica espansionistica. Ma questa è un’altra storia.

Dopo circa quindici anni Faroaldo perse il suo ducato. Secondo Paolo Diacono, suo figlio Trasamondo II si sarebbe rivoltato contro di lui e lo avrebbe reso inabile al potere costringendolo a prendere l’abito clericale (719-20).

Faroaldo si ritirò nel monastero da lui fondato di San Pietro in Valle presso Ferentillo, oggi in provincia di Terni.

Alcune tradizioni aggiungono che il vecchio principe si rese monaco nella badia da lui fondata a Ferentillo, dove a capo di otto anni di vita quieta e penitente morì. I custodi di quel luogo, tra gli avelli che si veggono nella chiesa, ne additano uno, in cui dicono essere stato deposto il corpo di Faroaldo. È questo un sarcofago antico di buon lavoro, nelle cui facce laterali è scolpito un grifone, e nel prospetto un portico di cinque archi sostenuti da colonnine torte a spira: quivi negli spazi tra le curve degli archi, sono figurati animali e maschere, e negli intercolumni, un satiro con un’otre in sulla spalla, una suonatrice di timpano, un satiro ed una ninfa, Ercole appoggiato alla clava, e nell’ultimo luogo un altro satiro che ritrae una gamba di sopra una corba, da cui leva il capo un serpente.

Fu costume nel medio evo di valersi di siffatti sarcofagi degli antichi per deporvi i corpi d’illustri defunti (A. Sansi).

Buon lunedì con i Longobardi!

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