A casa con i Longobardi!

Abbazia di San Pietro in Valle

La scorsa settimana parlando di Faroaldo II abbiamo visto quanto la figura di questo Duca fosse legato all’Abbazia di San Pietro in Valle, situata sempre nel Ducato di Spoleto e poco distante dalla sua capitale. Ci sembra quindi doveroso soffermarci oggi su questo complesso monumentale.

Le informazioni sull’origine dell’abbazia sono contraddittorie e, come spesso accade, avvolte nella leggenda. Nella sua forma attuale, è frutto di ripetuti interventi. Sembra certo che sia stata edificata sui resti di un precedente edificio – a sua volta costruito nei pressi di una più antica villa romana o santuario pagano – fondato nel VI secolo da due eremiti siriaci, Giovanni e Lazzaro.

Giunsero in Italia, insieme ad altri trecento connazionali, dall’Oriente in seguito allo scisma acaciano per porsi sotto la protezione del Papa.

La leggenda narra che i due vivessero in una grotta, seguendo le regole di San Basilio e che, alla morte di Giovanni, Lazzaro implorò Dio di alleviare la sua tristezza. Era quello il periodo in cui a Spoleto regnava Faroaldo. Al Duca apparve in sogno San Pietro che lo invitò a costruire un monastero nel luogo in cui avesse incontrato un eremita di nome Lazzaro. Ed un giorno, durante una battuta di caccia in Valnerina, Faroaldo si imbatté proprio nell’eremita e, come aveva promesso in sogno, fece erigere in quel luogo la chiesa dedicata a San Pietro e l’adiacente monastero.

Faroaldo non solo fece edificare l’abbazia ma vi trascorse gli ultimi otto anni della sua vita (non come Duca ma come monaco) e infine ci si fece seppellire al suo interno utilizzando come sepolcro un sarcofago romano di grande pregio rinvenuto nelle vicinanze e tutt’ora presente all’interno della chiesa abbaziale.

Da allora la piccola chiesa ospitò le tombe di altri duchi. Per quanto carente, la documentazione consente di supporre che vi fu deposto Trasamondo II, cacciato a sua volta e morto nel 765. E, probabilmente, anche Ilderico Dagileopa, ucciso proprio da Trasamondo dopo che fu nominato duca al suo posto da parte di Liutprando.

Nella chiesa infatti si conservano due splendide lastre dell’altare di epoca longobarda scolpite a bassorilievo. La didascalia che corre sui margini superiore e sinistro è la seguente:

+ HILDERICVS DAGILEOPA + IN HONORE(m) / S(an)C(t)I PETRI ET AMORE S(an)C(t)I LEO(nis) / ET S(an)C(t)I GRIGORII / PRO REMEDIO A(ni)M(ae)

Ilderico Dagileopa in onore a San Pietro e per amore di San Leone e San Gregorio per la salvezza della (sua) anima.

Si tratta quindi del pluteo fatto realizzare dal duca Ilderico Dagileopa, che resse il ducato di Spoleto tra il 739 e il 742 circa.

Secondo alcuni studiosi nella lastra, adornata con due figure con le braccia piegate e levate verso l’alto e circondate da fusti vegetali stilizzati che culminano in dischi con delle croci inscritte, è raffigurato il rituale di passaggio dei duchi dalla vita militare alla vita monastica in abbazia.

Inoltre una delle due figure brandisce una sorta di stiletto, da alcuni ritenuto uno scalpello, e rappresenterebbe lo scultore Orso, autore del bassorilievo. Nella lastra è infatti presente anche la scritta “VRSVS MAGESTER FECIT”.

È questo uno dei rarissimi casi, nell’arte medioevale, in cui si può facilmente distinguere il committente dall’artefice. 

Chiudiamo sottolineando come i molti elementi decorativi richiamino in modo convincente il pregevole Altare di Ratchis a Cividale del Friuli.

Buon lunedì con i Longobardi!

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