Giorgio Griffa e Ugo La Pietra in mostra a Palazzo Collicola

Apertura sabato 31 ottobre alle ore 15.30

Ugo La Pietra | Arte e Territorio
A cura di Marco Tonelli e Lorenzo Fiorucci
31 ottobre 2020 – 31 gennaio 2021

Per la prima volta a Spoleto una mostra di opere e installazioni urbane realizzate da Ugo La Pietra tra il 1965 e il 2020, espressione della ricerca che l’artista ha condotto per la decodificazione e la riappropriazione dell’ambiente urbano, a cui per l’occasione sono state aggiunte e realizzate l’installazione “Case Aperte”, dedicata espressamente a Spoleto “città dello spettacolo” come la definisce lo stesso artista, e prodotta con la collaborazione della Ceramica Rometti di Umbertide.

Con l’occasione verrà inoltre presentato il libro monografico Arte e Territorio, edito da Manfredi Edizioni con una introduzione di Marco Tonelli e un saggio critico di Lorenzo Fiorucci, in cui sono raccolte le opere più significative di interventi urbani di La Pietra, tra cui una trentina esposti a Palazzo Collicola.

Come scrive in catalogo Tonelli (Direttore artistico di Palazzo Collicola): “La modernità di La Pietra, o forse diremmo meglio la sua attualità, risiede per principio nei progetti e nelle realizzazioni territoriali su scala urbana, in dimensioni pubbliche o comunque aperte alla possibilità di un utilizzo condiviso, in un momento storico dove ormai le pratiche del riuso, della riconversione, del riciclo, delle identità sono discorsi ineludibili della politica, dell’economia, dell’arte, della cultura stessa”.

La poetica ironica, dissacratoria e contestatrice se vogliamo, che viene direttamente da esperienze radicali e postmoderne tra anni Sessanta e Settanta e che sembrano essere a lui congeniali per costituzione piuttosto che per adesione ideologica, danno alle sue opere territoriali quella leggerezza formale e linguistica che contraddistingue il suo stile, o meglio i
suoi stili a tutto campo, pur essendo il concetto stesso di stile che ha sistematicamente spiazzato, de-territorializzato.

Potremmo dare una definizione di questa de-territorializzazione dello stile con le stesse parole di La Pietra: “Un impegno di pratica artistica che riesco a esprimere, non solo nelle opportunità di intervento nel territorio, ma anche nelle tante opere metaprogettuali realizzate attraverso disegni, fotomontaggi, o con tele fortemente connotate dal mio segno randomico”. La mostra, il cui catalogo è pubblicato da Manfredi Edizioni, vede la partecipazione dell’Accademia di Belle Arti di Perugia “Pietro Vannucci”.

Giorgio Griffa: Tutti i pensieri di tutti
A cura di Marco Tonelli e Davide Silvioli
31 ottobre 2020 – 31 gennaio 2021

La mostra Tutti i pensieri di tutti prende il titolo da uno scritto di Giorgio Griffa realizzato durante la fase di progettazione dell’esposizione, in cui l’artista ha esplicitato alcuni punti essenziali della sua ricerca e del suo pensiero pittorico attuale, che in questa occasione si articola in un percorso di circa trenta opere di vari periodi ed anni, dai Segni primari del 1968 ai recenti acquerelli del 2020, passando per importanti cicli quali Canone aureo o significative opere installative come Rosa Tiepolo, Dilemma, Shaman più alcuni Trittici.

Come ha scritto l’artista nel testo che dà il titolo alla mostra: “Mi piace pensare che il Cantico delle Creature, la Nona Sinfonia, l’Olympia, Dioniso e Gilgamesh siano essi stessi realtà al di là degli strumenti materiali che li conservano, libro, spartito, quadro, memoria. E siano altrettanto realtà anche i pensieri e le sensazioni di tutti coloro che li hanno letti, guardati, ascoltati, ricordati, realtà del mondo e non soltanto personale, intima di ciascuno. Le arti, musica, poesia, pittura e scultura, non sono un prodotto della natura ma dell’uomo, del suo pensiero. Aprono una finestra sul confine della conoscenza, esplorano l’indicibile. Dunque esse sono in sintonia con questa realtà, costituita appunto dai pensieri di tutta l’umanità di tutti i tempi.”

La pittura di Griffa si caratterizza come una sorta di scrittura visiva in cui colori, segni, numeri, lettere, arabeschi, alfabeti si manifestano come realtà primarie, essenziali, portando a compimento e dando un contenuto umanistico a quella ricerca hard edge o color field painting sviluppatasi negli anni Sessanta (si pensi a Morris Louis in una linea ideale che attraversa Matisse e si riconnette ai graffiti dell’uomo del Paleolitico) che Griffa ha evoluto verso forme più liriche e discorsive, seppure mai rappresentative. I suoi interessi e i suoi numerosi scritti in merito a problemi di forma, arte, letteratura, perfino fisica quantistica e preistoria, ne fanno uno dei pittori più colti e sensibili del nostro tempo, senza mai essere didascalico né illustrativo, bensì aperto al concetto di sperimentazione, ricerca e innovazione nella piena consapevolezza della tradizione di cui si nutre la storia della pittura e su cui si fondano le origini stesse del pensiero umano.

La mostra, il cui catalogo è pubblicato da Manfredi Edizioni, vede la partecipazione dell’Accademia di Belle Arti di Perugia “Pietro Vannucci”.

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