Accadde a Spoleto | Quando piazza della Signoria ancora non c’era

Due scatti fotografici dell’inizio del XX Secolo – conservati tra gli archivi della fototeca comunale di Palazzo Mauri- ci restituiscono l’immagine di un famoso scorcio di Spoleto: si tratta dell’area, sottostante piazza Duomo, conosciuta attualmente come piazza della Signoria.

Allora non c’era nessuna piazza, solo una strada sterrata che rasentava le possenti sostruzioni di piazza Duomo e sporgeva su un ampio declivio, piuttosto pronunciato, precipite verso la zona di Madonna degli orti. Pregevole il panorama che dalla strada si poteva godere, ad abbracciare uno dei quartieri più tipici di Spoleto e poi la città bassa e la valle spoletina, fino al Subasio e oltre.

Il panorama ai giorni nostri è rimasto più o meno lo stesso. Rispetto al passato abbiamo l’affaccio più agevole e sicuro verso la valle, essendo oggi l’ampia spianata – fresca e amena, adibita a giardino pubblico e vicina a una delle uscite della mobilità alternativa – uno dei belvedere più sontuosi della città.

Lo spazio di piazza della Signoria è un episodio urbano relativamente recente, sistemato a giardino tra la fine degli anni ‘20 e l’inizio dei ‘30 ma deciso già agli inizi del ‘900, per volontà di Giuseppe Sordini, quando l’illustre spoletino – tra l’altro in quegli anni alla guida della città in carica di sindaco – volle far sistemare tutta l’area anche per dar respiro ad un monumento mirabile quanto misterioso, possente costruzione che era stata una delle sue più grandi passioni di archeologo e studioso: il Palazzo della signoria, da cui evidentemente si volle che la piazza prendesse il nome.

Si diceva di un monumento misterioso perché lo stesso Sordini, in un suo saggio tratto dal periodico della “Rassegna dell’arte” e poi pubblicato nel 1903, ebbe a scrivere che «[…] un insigne edificio che si fece sorgere, e tutt’ora sorge in uno dei punti più frequentati della città, presso l’antichissimo Duomo di Spoleto, può dirsi ancora completamente inedito».

Le possenti arcate a tutto sesto e i poderosi contrafforti che, si vede bene nelle foto, sostengono il teatro Caio Melisso e la chiesa della Manna d’Oro sono infatti quello che rimane di una grandiosa struttura trecentesca, sopra la quale – spiega il volume “Spoleto. Manuali per il territorio” – «doveva innalzarsi la parte più nobile dell’edifico; la serie delle arcate è interrotta da un massiccio avancorpo con sporto che era destinato ad elevarsi a guisa di torre mediana, come meglio apparirebbe se alcune arcate alla sua destra non fossero state coperte da costruzioni successive».

Attributo dal Sordini a Pietro Pianciani, da altri a Matteo Gattaponi, il palazzo avrebbe visto il suo prospetto principale innalzarsi su piazza del Duomo ma rimase incompiuto proprio a livello della piazza. In quest’area si costruirono prima la Casa dell’Opera del Duomo nei primi anni del XV secolo, a metà del ‘500 la Manna d’Oro e circa un secolo dopo un pubblico teatro poi diventato il Caio Melisso.

Al piano terreno del palazzo della Signoria, che poggia sull’omonima piazza, si trovano i locali di spettacolo del Teatrino delle Sei, mentre il primo piano – che, dal 1910, come abbiamo già avuto modo di ricordare in questa rubrica, ha ospitato, proprio grazie alla volontà e all’impegno di Sordini, le collezioni dell’ex Museo Civico – è attualmente utilizzato per mostre temporanee.

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