A casa con i Longobardi

L’Epifania, festività appena passata, ricorda la manifestazione di Gesù a tutti i popoli ed è tra le solennità maggiori della Chiesa Cattolica.

Il tema dell’Adorazione dei Magi e dell’Epifania attraversa tutta la storia dell’arte, ed è centrale soprattutto nel Rinascimento. Oggi però parleremo di come sia stato rappresentato dai Longobardi.

Questo popolo, in origine, praticava il paganesimo e venerava divinità femminili legate alla fertilità e alla terra. Dopo essere entrati in contatto con altre popolazioni germaniche adottarono il culto di dei maschili di ispirazione guerriera come Wodan (Odino).

In seguito, durante lo stanziamento tra Norico e Pannonia, si avviò il processo di conversione al cristianesimo. L’adesione alla nuova religione all’inizio fu superficiale e strumentale, rispondendo più a esigenze politiche che spirituali, tanto che tra la popolazione continuava a sopravvivere la religione pagana. Scesi in Italia, i Longobardi capirono ben presto che per consolidare il proprio potere e riuscire nell’unificazione della Penisola fosse necessario avvicinarsi al Pontefice e avere così il suo sostegno.

Sappiamo tuttavia che un rex Langobardorum di tutta l’Italia non era nei disegni di Roma, che cercherà un appoggio esterno per contrastare il loro potere: di questo parleremo più avanti.

Il processo di conversione al cattolicesimo e l’abbandono delle radici pagane e ariane rappresentò il primo passo verso quell’integrazione politica e sociale tra germani e sudditi romani che la differenza di religione aveva impedito.

Promotrice della progressiva conversione dei Longobardi al cattolicesimo fu la regina Teodolinda (VI-VII secolo) aiutata dall’intensa azione missionaria svolta da Papa Gregorio Magno. Il re Agilulfo (591-616), spinto dalla moglie Teodolinda, si convertì al cattolicesimo conducendo alla nuova fede i Longobardi e rafforzando i rapporti con il papato. L’intero popolo divenne, almeno nominalmente, cattolico sul finire del regno di Cuniperto, morto nel 700.

Due delle città del sito UNESCO custodiscono opere considerate tra le più belle della pittura e della scultura longobarda a tema religioso: Castelseprio e Cividale del Friuli.

Castelseprio | Betlemme

A Castelseprio abbiamo il prezioso ciclo di affreschi della chiesa di Santa Maria foris portas rappresenta scene dell’infanzia di Cristo. La tecnica compositiva testimonia una visione della religione perfettamente congruente con l’ultima fase del regno longobardo; eliminata la concezione di Cristo ariana, quella messa in luce dagli affreschi è specificamente cattolica. A fianco della natività, sulla parete che separa l’abside dalla navata, è rappresentata l’adorazione dei Magi. I protagonisti sono distribuiti su più livelli: a destra Giuseppe, più in alto – fra le rocce – Maria e il bambino Gesù sovrastati da un angelo; in primo piano si trovano i Magi, in abiti orientali e dalle forme allungate. Uno di loro si protende verso il Bambino, a cui porge un vassoio ovale mentre gli altri due parlano fra loro.

La qualità delle pitture, attribuite al cosiddetto “Maestro di Castelseprio”, è molto alta: il tratto espressivo, la capacità di creare uno spazio realisticamente tridimensionale e prospettico, l’abilissimo uso della lumeggiatura denotano una tecnica pittorica molto sapiente e una committenza ricca e raffinata.

Cividale del Friuli | Altare di Ratchis

Cividale del Friuli | Altare di Ratchis

Nel Museo Cristiano di Cividale del Friuli possiamo ammirare, invece, uno dei più prestigiosi capolavori scultorei longobardi: l’altare di Ratchis. Fu fatto realizzare, tra il 737 e il 744, dal duca Ratchis per onorare la memoria del padre Pemmone, duca di Cividale. È un armonioso parallelepipedo in pietra chiara, integro su tutti e quattro i lati, riccamente decorati da episodi cristiani: la Visitazione di Maria ad Elisabetta, l’Adorazione dei Magi e l’Ascensione di Cristo.

Nell’Adorazione dei Magi compaiono la Madonna, Gesù Bambino, i Magi e un Angelo. La Vergine e il Bambino Gesù, sotto un arco, sono di profilo, ma con il busto e la testa visti di fronte; Gesù tende le mani per accettare i doni offerti dai Magi. L’Angelo in volo è in posizione orizzontale e sovrasta i Magi, indica con la mano destra Gesù e guida il cammino dei tre uomini. Tutte le parti delle lastre lasciate libere dalle figure sono state riempite da stelle, fiori e piccole croci in modo da riempire ogni spazio, l’horror vacui (l’orrore del vuoto) tipico dell’arte longobarda.

L’opera è un chiaro esempio del processo di conversione dei Longobardi, in cui coesistono i simboli iconografici della mandorla e del gesto benedicente con elementi tipici dell’arte germanica.

Buon lunedì con i Longobardi!

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