A casa con i Longobardi: il duca di Spoleto Teodicio

Verso la fine del 762 o, secondo molti studiosi, all’inizio del 763, fu nominato duca di Spoleto Teodicio. Questi non si chiamò, come i suoi predecessori, duca della gente longobarda, ma duca di Spoleto: Theodicius gloriosus et summus dux Ducatus Spoletani, una potestà estesa su tutti gli abitanti del territorio da lui governato.

Sono questi gli anni in cui la sorte del nostro ducato si intreccia sempre più con quella del potere temporale della Chiesa di Roma.

Quando nel 767 morì il pontefice Paolo I, a Roma iniziò la lotta tra le gerarchie ecclesiastiche e la nobiltà laica. Totone, governatore di Nepi, alla testa di un gran numero di partigiani entrò a Roma in compagnia dei suoi fratelli: Costantino, Passivo e Pasquale. Nonostante fosse laico, sotto minaccia, il vescovo di Preneste fu costretto a ordinare Costantino chierico, suddiacono e diacono. Il 5 luglio Costantino fu consacrato a San Pietro.

Naturalmente un’elezione del genere non poteva che provocare la reazione degli ecclesiastici, primo tra tutti Cristoforo. Questi, proprio per essersi opposto all’elezione di Costantino, fu costretto a rinchiudersi in casa sotto stretta sorveglianza. Fingendo di volersi fare monaco, riuscì ad allontanarsi da Roma insieme al proprio figlio Sergio. I due riuscirono a rifugiarsi nel ducato di Spoleto e supplicarono Teodicio di aiutarli perché era la Chiesa ad essere in grave pericolo. Il duca, rendendosi conto della gravità della situazione, li scortò addirittura a Pavia e li fece ricevere dal re, Desiderio. Il re longobardo accolse di buon grado la richiesta dei due fuggitivi, approfittando della situazione per far eleggere papa un suo uomo.

I due, al fianco del prete longobardo Valperto che radunò velocemente nel ducato di Spoleto molte schiere armate, marciarono alla volta di Roma. Arrivarono alle mura dell’Urbe il 28 giugno 768 e, occupato il ponte Salario, grazie ai fautori di Cristoforo che aprirono porta San Pancrazio, entrarono in città. Contro i Longobardi venne in aiuto Totone che però fu ucciso durante lo scontro. La morte del loro capo causò lo scompiglio tra le milizie romane che finirono per unirsi a quelle longobarde e insieme cacciarono dal Laterano l’antipapa.

Valperto, approfittando del tumulto, fece proclamare pontefice il monaco Filippo. Ancora una volta un’elezione che non poteva essere gradita né all’aristocrazia laica né alle gerarchie ecclesiastiche. Però lo stesso giorno della sua nomina, il 31 luglio del 768, il clero, insieme all’esercito e al popolo romano, lo deposero e elessero papa, dietro consiglio del primicerio Cristoforo, il prete siciliano Stefano III. Una triste sorte fu riservata sia al prete longobardo sia all’antipapa.

A Valdiperto furono cavati gli occhi, e, preso lo stesso Costantino, gli venne strappata la stola, gli si tagliarono i sandali, fu messo a cavallo sopra uno scanno con grossi pesi ai piedi, ed in tale stato d’ ignominia, fu condotto al monistero delle Celle Nuove. Tratto poscia di là, sveltigli gli occhi, fu lasciato senza pietà sulla strada. (Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica di Gaetano Moroni Romano).

Malgrado i servigi resi dagli Spoletini ai Romani, questi diffidavano delle intenzioni del nostro duca temendo che potesse occupare con le sue truppe la città. Ma Teodicio, per quanto ci è noto, non tentò una simile impresa.

Di Teodicio ci rimangono memorie di larghezze usate al monastero di Farfa. … Da un diploma di Adelchi si raccoglie che Teodicio donò luoghi e possessioni ne’ suoi domini anche al monastero di S. Salvatore di Brescia; certo per fare cosa grata alla regina Ansa, consorte di Desiderio, che l’aveva fondato, e ad Ansilberga loro figlia, che n’era badessa. Ma non vi si dice nulla in particolare, nè sappiamo quali fossero le possessioni, e i luoghi donati (A. Sansi).

Teodicio fu un forte sostenitore di Desiderio tanto che, morto Stefano III, alla consacrazione di Adriano I, il 9 febbraio 772, il re lo elesse come suo ambasciatore insieme al duca d’Ivrea e a Prandolo regio guardarobiere, per rendergli il dovuto omaggio come nuovo pontefice.

Ma i rapporti tra il nuovo papa e il re dei Longobardi furono presto chiari: Adriano I lo accusò da subito di tradimento per non aver rispettato i patti di restituzione dei territori del patrimonio di San Pietro, già appartenuti ai bizantini, poi occupati dai Longobardi stessi e promessi allo Stato della Chiesa. Si trattava di chiari ed evidenti segni di voler intraprendere una politica di alleanza con i Franchi: il regno dei Longobardi stava volgendo alla fine.

Buon lunedì con i Longobardi!

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