Accadde a Spoleto. 1891: Sordini scopre il teatro romano di Spoleto

Il teatro romano di Spoleto, del I secolo a.C. e con una cavea di settanta metri di diametro, nonostante sia uno dei monumenti più insigni della città, è stato “scoperto” solo di recente, nel 1891.

Sebbene di un complesso romano sotto palazzo Ancaiani, ad un livello inferiore dell’attuale piazza della Libertà, si sapeva in realtà da secoli, il processo che doveva portare alla sua messa in luce è relativamente recente.

Tutto comincia nel 1891 quando Giuseppe Sordini, il maggiore archeologo spoletino, trova un disegno – attualmente conservato agli Uffizi – di Baldassare Peruzzi, il grande architetto e pittore del ‘500, a cui si deve tra le altre cose Villa Farnesina a Roma.

Studiando lo schizzo dell’artista senese, Sordini capisce, anche dalle scritte che corredano il disegno, che il teatro vicino al “monastero di moniche” coincide con le ingenti strutture antiche visibili proprio nella zona del monastero di S. Agata o nei sotterranei di palazzo Ancaiani

La memoria dell’antico teatro si era persa nei secoli. Prima una profonda fenditura nel terreno aveva contributo a compromettere, forse fin dall’epoca romana, il suo utilizzo come luogo di spettacolo, poi, in età medievale, la costruzione della chiesa e del monastero di S. Agata e di edifici della famiglia Corvi, ne sancirono definitivamente l’oblio.

A fine ‘400 Severo Minervio parla dei resti antichi come appartenenti ad un secondo anfiteatro, Bernardino Campello li ritiene pertinenti ad un edificio termale. Per un lungo periodo di tempo quindi del teatro romano di Spoleto si sa poco o nulla, fino a quando non entra in scena Sordini: «penetrando – racconta Umberto Ciotti nella rivista “Spoletium” – nel monumento attraverso un’apertura esistente nei sotterranei di palazzo Ancaiani, l’archeologo spoletino poté ispezionare parte dell’ambulacro (allora interrato per circa tre metri), e disegnare l’arco d’ingresso ad un ambiente sotto la cavea».

Sordini fu quindi determinante. Poi nel 1933, a seguito di una frana che impose, da parte del Genio Civile, lavori di consolidamento all’allora carcere di Sant’Agata e a palazzo Ancaiani, furono condotti scavi più sistematici. Il progetto di recupero e di restauro del complesso iniziò nel 1954, dopo che il Monastero di S. Agata cessò la sua funzione di carcere.

Oggi le sale dell’ex monastero ospitano le collezioni del Museo archeologico nazionale e il teatro romano di Spoleto è uno monumeti imperdibili della città.

Bibliografia:

Umberto Ciotti, Spoletium, n. 10 , dicembre 1960

Carlo Pietrangeli, Spoletium, 1939

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