Accadde a Spoleto. aprile 1906. Inaugurazione della lapide a Carducci

Il 21 aprile del 1906 Spoleto rende omaggio a Giosuè Carducci, inaugurando una grande lapide in travertino dedicata al poeta vate, uno degli indiscussi protagonisti della cultura italiana del secondo Ottocento, insignito quello stesso anno, primo poeta italiano, del premio Nobel.

Carducci era stato a Spoleto nel 1876 visitando, tra le altre cose le Fonti del Clitunno, cui dedicò un’ode dal titolo “Alle Fonti del Clitunno”, poi confluita in una delle sue maggiori raccolte poetiche “Odi Barbare”. Il componimento di Carducci è un’ode saffica, composta con i metri della grande poesia classica, in cui emergono tutti i temi e i motivi più cari al poeta: l’amore per la natura, la solennità lirica, la necessità di una poesia “civile”, il recupero attualizzante del pensiero antico. Tra i versi dell’ode alcuni sono dedicati al famoso episodio della grande vittoria di Spoleto e dei popoli italici contro Annibale, usando l’olio bollente. Saranno quelli scelti per essere incisi su pietra:

Deh come rise d’alma luce il sole
per questa chiostra di bei monti, quando
urlanti vide e ruinanti in fuga
l’alta Spoleto

i Mauri immani e i numidi cavalli
con mischia oscena, e sovra loro, nembi
di ferro, flutti d’olio ardente, e i canti
de la vittoria!

Nel marzo del 1905 il Consiglio comunale di Spoleto, su spinta di un comitato presieduto da Pasquale Laureti, delibera di omaggiare colui che “eternò nel verso le glorie della nostra regione: che siano scolpite nel marmo e poste sulle mura [in via Cecili] che videro i trionfi di Roma”. Per occasione si decide di invitare il poeta risorgimentale Giovanni Marradi – già insegnate al liceo classico di Spoleto – a tenere, al teatro Nuovo, una lezione sulle “Odi Barbare.

La data individuata per la grande occasione è il 21 aprile dell’anno successivo. Il manifesto dedicato a quella giornata recita: “Il 21 aprile, giorno sacro come quello che per plebiscito di generazioni fu chiamato il Natale di Roma, Spoleto scolpisce sulle antichissime mura che videro tante epiche glorie latine i versi di Giosuè Carducci inneggianti a la virtù della vetusta Colonia spoletana, inespugnabile per la difesa del diritto italico e di Roma. […] Spoleto, scrivendo nella sua storia questo classico omaggio, al Vate, al Maestro, al libero Cittadino, che dalle fierezza degli antenati derivò l’indomito ardire del pensiero, invita ad associarsi alla grande festa latina tutte le genti dell’Umbria perché, in questa concordia d’ispirazione, risplenda l’antico spirito, puro ideale di libertà, di fortezza, di semplice vita.” Il sindaco Domenico Arcangeli scrive nell’invito alla cerimonia che “a questa festa, tributo di riconoscenza al Grande, che eternava nella strofe Saffica la più bella, la più epica pagina dell’antica istoria Spoletina, la difesa del diritto italico contro il barbaro invasore, la difesa di Roma madre e della libertà Latina, ogni cittadino dovrà partecipare”. Il corteo parte da piazza Campello, attraversa, come raccontano le cronache del “Messaggero” dell’epoca «le vie principali della città tra due ali fittissime di popolo» e si ritrova in via Cecili per lo scoprimento di una grande lapide in travertino di Tivoli di tre metri per due metri e mezzo.

Qualche tempo dopo, nel 1907, il Consiglio comunale deliberò di intitolare una delle maggiori istituzioni culturali della città, la Biblioteca comunale, al poeta appena scomparso.

La biblioteca Comunale è tornata ad omaggiare il poeta di recente, nel 2007, in occasione del centenario della sua scomparsa, con una serie di eventi, dal titolo “Carducci senza retorica”, concepiti per indagare il profondo legame tra Carducci e territorio, tra cui una mostra con documenti relativi all’ispezione di Carducci, in qualità di commissario regio, presso il Liceo classico (giugno 1876) e un copioso materiale riguardante le varie iniziative che il Comune di Spoleto volle dedicargli: la lapide sulle mura civiche, il monumento presso le Fonti del Clitunno, l’intitolazione della Biblioteca al poeta.

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