Accadde a Spoleto: quando il Giro della Rocca ancora non esisteva

La strada ad anello che circonda il colle Sant’Elia e che regala impagabili viste sulla città alta, sulla Rocca di Albornoz e sul Ponte delle Torri – un percorso dagli spoletini ribattezzato ‘Giro della Rocca’ – pur essendo uno dei luoghi più frequentati, più identitari, più turistici di Spoleto, è in realtà una sistemazione urbanistica relativamente recente, completata solo negli anni ‘30. Fino al 1817, l’anno in cui si decise di destinare definitamente a “casa di pena” la Rocca Albornoziana e a intraprendere vaste operazioni nella zona, non esisteva nulla che potesse somigliare all’attuale passeggiata del Giro della Rocca.

Sino ad allora arrivare al Ponte da piazza Campello era un esercizio difficoltoso, dovendosi percorrere una strada tutt’altro che agevole e non rettilinea. Bisognava salire un tratto del colle sant’Elia fino alla seconda porta della Rocca. Da lì si procedeva poi per un piccolo sentiero fino ad arrivare in prossimità del Ponte. Incombente sulla città e protetta da possenti mura che la separavano decisamente dall’abitato, la Rocca era un elemento a sé. Proprio nel 1817, in concomitanza con i lavori di sistemazione della fortezza a carcere si decise di metter mano anche ad altri interventi, tra cui un miglioramento dell’accesso al ponte delle Torri.

Spiega meglio i lavori di apertura della nuova strada Carlo Bandini, nel suo volume del 1933 sulla Rocca di Spoleto, citando il politico e storico Paolo Campello: «l’apertura di una strada “la più amena – dice il Campello – e la più idonea a mostrare le bellezze caratteristiche dei contorni della città”: la strada che da Piazza Campello conduce al ponte, al quale sino allora “non poteva accedersi senza salire alla Rocca, per poi ridiscenderne per disagevole sentiero”. Aperte in breccia le mura per la costruzione di una nuova porta – la così detta Portella – la deliziosa strada fu sollecitamente sistemata».

La costruzione della nuova strada, ricavata su pertinenze del vicino convento di San Simone, fu decisa dal Gonfaloniere Bernardino Montani cui si devono proprio in quell’anno di grande fervore edilizio anche la realizzazione della passeggiata (l’attuale viale Matteotti), il nuovo ponte sul Tessino fuori porta San Gregorio e l’apertura del finestrone ad arco al centro del muraglione del Ponte delle Torri.

Pochi anni dopo, nel 1824 – è Gonfalone della città Pietro Fontana – viene sistemato il tratto successivo, cioè quello dal Ponte delle Torri alla città, passando per le pendici del Monteluco: ed è ancora Carlo Bandini, nella sua guida Spoleto del 1924, a descriverci la «bellissima strada […] quasi pianeggiante» che dal «Ponte delle Torri e sul fianco di Monteluco, si avvicina alla chiesa di San Pietro, per poi congiungersi alla Passeggiata, donde attraverso i pubblici giardini perviene alla Piazza Vittorio Emanuele [l’attuale piazza Libertà]. È il cosi detto Giro del ponte – una delle più agevoli e anche più deliziose della nostre passeggiate».

Tutto questo per quanto riguarda il tratto da piazza Campello al Ponte delle Torri passando dal versante della Portella, l’unica via per raggiungere il Ponte. Ma rimaneva, per completare l’anello, la realizzazione di un accesso dal versante opposto, nella zona dove si trovano oggi le uscite della mobilità alternativa. E dovevano passare ancora molti anni prima di vederlo finalmente completato.

I lavori di sistemazione del nuovo tratto di strada, nella parte nord dell’area, vennero compiuti solo nel 1934. Un articolo del 22 settembre del settimanale L’Alta Spoleto ci ricorda che le opere si conclusero con una cerimonia pubblica il 28 ottobre del 1934 e grazie ad un accordo con la Famiglia Luparini, la quale permise che si attraversassero e sacrificassero i suoi vasti vigneti.

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