ACCADDE A SPOLETO: L’ingresso sud della città prima della nuova Flaminia

Prima che la costruzione della nuova strada Flaminia arrivasse a rivoluzionare i collegamenti viari con e per la città, le stampe e le cartoline storiche conservate alla fototeca di Palazzo Mauri ci aiutano a evocare il paesaggio all’ingresso sud della città, come si presentava all’epoca.

Balzano agli occhi il ponte – ora soffocato dalla nuova arteria – che scavalcando il torrente Tessino congiungeva la città con il Monteluco e soprattutto, sullo sfondo, la chiesa di San Rocco, contraddistinta dalla inequivocabile cupola.

Monumento di grande interesse e pregevole fattura anche se dall’esterno incompiuto, la chiesa – costruita nel 1488 e che prese la denominazione di San Rocco solo alla fine del ‘700 da una chiesetta che si trovava lì vicino e che fu poi demolita – si chiamava in realtà chiesa di Santa Maria del Massaccio.

Lo strano toponimo si spiega con il fatto che probabilmente in quella zona – l’attuale via San Carlo – si trovava qualche grosso rudere di età romana. L’area d’altronde, generosa nel restituire numerosi resti di costruzioni dell’epoca di Roma antica, ricalca il tracciato della antica via Flaminia che entrava in città da sud proprio attraverso porta Monterone, detta infatti anche Romana.

L’armonia dello scenario restituito dalle vecchie offre certo un colpo d’occhio dalla sistemazione attuale. «Il paesaggio circostante – secondo gli autori delL’Umbria, Manuali per il Territorio del 1978 – è stato completamente trasformato dalla variante della via Flaminia, che ha spezzato la continuità naturale esistente fra il corso del Tessino e le pendici del Monteluco; l’ampio rettifilo di asfalto, che prosegue in tunnel sotto il colle S. Elia e l’intenso, veloce traffico che vi si svolge non riescono ad assimilarsi alle linee ampiamente modulate del paesaggio e alla sua quieta solennità»

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