Il Festival dei Due Mondi su Rai 5

Giovedì 7 dicembre alle ore 21.15 è in prima TV su Rai5
con Into the Hairy di Sharon Eyal

Lo spettacolo di danza che ha incantato il pubblico della sessantaseiesima edizione del Festival dei Due Mondi sbarca su Rai 5: va in onda giovedì 7 dicembre alle ore 21.15Into the Hairy, nuova creazione della coreografa israeliana Sharon Eyal registrata in occasione della prima italiana al Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti dal 30 giugno al 3 luglio 2023. Per Into the Hairy Sharon Eyal ha portato a Spoleto la sua compagnia L-E-V (in ebraico cuore), uno dei gruppi più curiosi e originali della nuova generazione israeliana, fondata insieme al compagno Gai Behar, con il quale firma anche lo spettacolo.

FESTIVAL DEI DUE MONDI Into The Hairy Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti Spoleto 30 giugno 2023 © Andrea Veroni

Come per ogni lavoro di Sharon Eyal i costumi sono parte integrante della creazione artistica, e in questo caso sono realizzati da Maria Grazia Chiuri per Christian Dior Couture.È al debutto la collaborazione con il musicista e produttore di musica elettronica Koreless, tra i musicisti e producer più influenti della nuova generazione. In un mix di contemporanea, ambient, garage o trance, la musica di Koreless si muove tra il dubstep e l’elettronica soul con una identità fortemente riconoscibile che vede quest’anno la consacrazione anche al Sónar di Barcellona.

FESTIVAL DEI DUE MONDI Into The Hairy Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti Spoleto 30 giugno 2023 © Andrea Veroni

Ex danzatrice della Batsheva Dance Company e musa del coreografo Ohad Naharin – che il pubblico spoletino ha applaudito nel formidabile spettacolo Decadance nel 2016 – Eyal definisce così la sua alchimia: «per quanto mi riguarda, forma mentale, impegno fisico e tecnica di danza sono un tutt’uno. Quando si è esausti, quando i muscoli sono come in fiamme, l’emozione sale in superficie e diventa impossibile fingere o costruire un discorso. Si può essere solo nel presente».

«La fonte dei movimenti» – racconta Eyal – «deve necessariamente provenire da me, ma mi piace vedere come vengano tradotti e trasformati dai miei danzatori. Cerco qualcosa con la quale, da coreografa, io possa trovare nuovi agganci, e che ami, m’ispiri».

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