Il programma delle iniziative

L’ampia e variegata gamma di interessi che  Giovanni Carandente ha coltivato in vita è tale che risulta difficile racchiudere la sua personalità in una catalogazione ristretta e schematica. Egli si è mosso con qualità non comuni nell’ambito della gestione culturale così come, parimenti, ha inciso nel ruolo di ricercatore storico e altrettanto in veste di critico militante relazionandosi con artisti dal calibro internazionale coniugando queste attività con quella di docente e divulgatore d’arte attraverso l’impiego di media di massa come programmi televisivi e radiofonici.

Troppi e troppo importanti gli ambiti tracciati da Giovanni Carandente per non ricordarli a cento anni dalla nascita. Egli ha contribuito con la sua azione alla conoscenza dell’arte Italiana all’estero e di quella straniera in Italia; ha insegnato, soprattutto nell’abito della scultura, come leggere opere che si immergevano in modo inedito nel contesto urbano ripensando l’idea di monumento per la città, ma ancora più evidente, con la sua azione ha contribuito a svecchiare una visione ancora consolidata su categorie ottocentesche, offrendo visioni nuove rispetto alle arti visive contemporanee.

Con una non comune tempestività ha infatti colto il portato innovativo del proprio tempo cercando di mostrare le novità che andavano affermandosi dal dopoguerra in Italia, spaziando senza pregiudizio nei diversi ambiti delle arti dalla scultura, al teatro, alla danza solo per citarne alcuni, riuscendo a presentare le proprie intuizioni in grandi contenitori come la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma che proprio dagli anni Cinquanta lo vede coinvolto, assieme alla direttrice Palma Bucarelli, nel mettere in campo una serie di iniziative di apertura verso l’arte europea e americana contribuendo al rinvigorimento e alla legittimazione di coeve iniziative che andavano prendendo consistenza anche in Italia. Un processo che lo ha visto protagonista anche nei decenni successivi impiegando per primo in Italia la città come contenitore espositivo idoneo per esporre e mostrare le novità della scultura italiana e internazionale, l’esempio di Messina prima e poi la grande mostra di Spoleto del 1962 sono esempi ancora oggi insuperati di incursione scultorea nel tessuto urbano. Grandi contenitori dunque da cui Carandente ha saputo dipanare il complicato gomitolo linguistico dell’arte contemporanea trovando forse nelle due edizioni della Biennale di Venezia, curate rispettivamente nel 1988 e 1992, la vetrina più prestigiosa attraverso cui presentare il risultato delle proprie ricerche.  

Allo stesso modo con eguale piglio critico si è relazionato all’arte rinascimentale che lo ha occupato prevalentemente negli anni in cui ha ricoperto incarichi in soprintendenza, dalla Sicilia, al Veneto all’Abruzzo, seguendo l’allestimento di Carlo Scarpa di Palazzo Abatellis o mostre memorabili e dalla forte valenza scientifica che ponessero al centro figure di prim’ordine della pittura rinascimentale come Antonello da Messina. Il tutto corredato da un’inesauribile attività editoriale che lo ha visto impegnato nella cura di cataloghi di mostre monografiche e collettive, su artisti in rapida ascesa nel panorama internaizonale come Calder o Moore, ma anche mettendo a fuoco esperienze collezionistiche nostrane presentando assieme a Palma Bucarelli la Collezione Achille Cavellini presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma nel 1957. Allo stesso modo, memore degli insegnamenti di Lionello Venturi, che ricordava ancora in una delle sue ultime intervista quando lo ammoniva che “la Storia dell’Arte è anzitutto storia dei fatti”, si dedicava a saggi riflessivi di ordinamento attorno ad artisti che hanno segnato la storia dell’arte contemporanea internazionale, come nel caso della monografia di Marcel Duchamp. Un profilo dunque articolato e complesso qui solo sommariamente tracciata per introdurre una figura che con la sua azione a contribuito a punteggiare alcuni dei momenti più importanti della storia critica, espositiva editoriale ed artistica di questo paese dal dopoguerra.  

L’obiettivo principale delle iniziative del centenario è infatti proprio quella di restituire la centralità nell’ambito storico artistico e culturale di Carandente, tracciando il più possibile la sua eterogenea figura nella molteplicità di interessi, restituendo quella visione aperta verso il proprio tempo affinché il suo approccio, spesso declinato in modo empirico e operativamente fattuale rispetto alle proposte artistiche che gli si andavano condensandosi negli anni, possa essere colto e valorizzato anche oggi, in quanto eredità di un modus operandi, critico e storico rispetto all’arte del contemporaneo.

Un’ampiezza di interessi tali da richiedere necessariamente una riflessione declinabile attraverso più iniziative, volte a tracciare e a perpetuare il profilo e i contributi dello studioso, del critico e dell’amministratore culturale. Il comitato propone infatti di sviluppare una serie di iniziative nell’intento di restituire la complessità della figura di Carandente, indagando l’eterogenea compagine di competenze e tracciando le linee e i rapporti con artisti, critici e intellettuali che hanno caratterizzato la vita e l’azione professionale dello studioso.

  • Mostra documentaria
  • Convegno scientifico
  • Antologia critica
  • Bibliografia ragionata degli scritti di Carandente
  • Video documentario
  • Premio per la pubblicazione di uno studio inedito
  • Catalogazione digitale della biblioteca ‘Giovanni Carandente’ in Palazzo Collicola
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