Monteluco e oltre

La Montagna Spoletina racchiude in sé millenni di storia religiosa. Reso inviolabile in epoca pagana dalla Lex Spoletina, il bosco di Monteluco diventa sede, a partire dal V secolo, di uno dei più vasti movimenti eremitici del tempo la  cui nascita è da porre in relazione con la figura di sant’Isacco, giunto dalla Siria. Il suo esempio è seguito da numerosi  monaci e presto la montagna diventa sede di uno sterminato monastero in cui si conduce vita isolata in celle o grotte scavate nella roccia.
A Monteluco fiorisce l’abbazia di San Giuliano, prima punto di riferimento della vasta colonia eremitica, poi trasformata in congregazione, e successivamente avviata ad un inesorabile processo di laicizzazione.
Anche san Francesco, secondo la tradizione dell’Ordine, fonda nel 1218 un primitivo cenacolo sul Monteluco, secondo in ordine di tempo a quello cittadino di Sant’Apollinare. E gli stessi francescani furono protagonisti degli ultimi sussulti di misticismo quando, sul finire del XVIII secolo, il beato Leopoldo da Gaiche tentò di scacciare le truppe francesi salite sul monte a piantare l’albero della libertà.

L’area è occupata in massima parte da boschi di caducifoglie e di sclerofille sempreverdi: formazioni di carpino nero e orniello, querceti di roverella, castagneti, qualche nucleo di faggio alle quote più elevate, pinete a pino d’Aleppo e leccete. Tra queste ultime spicca quella secolare di Monteluco.

La composizione dei boschi è molto varia; oltre alle specie arboree dominanti compaiono aceri, cerri, carpini bianchi, noccioli, meli e ciliegi selvatici, sorbi, maggiociondoli, corbezzoli e tanti arbusti come viburno, fillirea, alaterno, erica multiflora, corniolo, sanguinello, biancospino, evonimo, ginepro, ginestra odorosa e rovo. In alcune stazioni sono presenti i rari tasso e agrifoglio.
Le erbe dominanti sono graminacee come il forasacco eretto, o leguminose come il trifoglio montano dei prati-pascoli pingui. Tra le specie più vistose si ricordano il narciso, alcune orchidee, la viola di Eugenia, endemica dell’Appennino, e il giglio rosso.

La fauna della Montagna Spoletina è ricca e diversificata, con almeno 134 specie di vertebrati presenti: 10 di anfibi, 10 di rettili, 89 di uccelli nidificanti e/o svernanti (i nidificanti sono 79) e 25 di mammiferi. Il 37% di questi animali sono considerati di grande pregio scientifico e conservazionistico, perché rari e/o minacciati spesso anche a livello nazionale ed europeo.
Delle specie di maggior interesse si ricordano tra gli anfibi la salamandrina dagli occhiali e l’ululone a ventre giallo (piccolo rospo legato alle sorgenti), tra i rapaci diurni il biancone, il lanario e il pellegrino, tra i passeriformi la rondine montana, il culbianco, il codirossone, il passero solitario, il luì verde e lo zigolo muciatto, tra i mammiferi l’istrice, il lupo e il gatto selvatico. L’importanza delle caratteristiche ambientali di Monteluco e di tutta la Montagna Spoletina è sancita fra l’altro dall’individuazione, ai sensi delle direttive CEE e del Progetto Bioitaly, del “sito di interesse comunitario” (SIC) Monteluco di Spoleto e della “zona di protezione speciale” (ZPS) Bassa Valnerina: Monte Fionchi Cascata delle Marmore.

La Montagna Spoletina è percorsa da numerosi itinerari pedonali che ricalcano in gran parte la viabilità storica.
La numerazione dei sentieri (cartina Monteluco) è quella attribuita dalla sezione di Spoleto del Club Alpino Italiano (CAI) e indicata sul posto da appositi segnavia.

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