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Festival dei due mondi di Spoleto - In the bel mezzo of everything. Anticipazioni

“In the bel mezzo of everything” è il claim inedito con cui il Festival dei Due Mondi sceglie di raccontarsi da quando Daniele Cipriani ne è il nuovo Direttore Artistico

Categorie:
Cultura
Argomenti:
Tempo libero

Data :

13 marzo 2026

Festival dei due mondi di Spoleto - In the bel mezzo of everything. Anticipazioni
Municipium

Descrizione

Comunicato stampa Festival dei due Mondi

 

IN THE BEL MEZZO OF EVERYTHING

C’è un punto preciso, eppure in movimento.
Un luogo che non è periferia e non è margine.
È centro vivo. È tensione ed equilibrio.
È il bel mezzo.

“In the bel mezzo of everything” è il claim inedito con cui il Festival dei Due Mondi sceglie di raccontarsi da quando Daniele Cipriani ne è il nuovo Direttore Artistico. Una frase ibrida, volutamente sospesa tra italiano e inglese. Un’espressione che ha il ritmo di una battuta musicale, che si apre in inglese e si posa nell’italiano, unendo due lingue senza tradurle del tutto, per rimanere nel luogo dell’incontro.

“Il bel mezzo non è soltanto un luogo fisico” dichiara Cipriani. “È una postura, uno stato mentale. È la scelta di stare nel centro e nell’equilibrio delle cose. Significa scegliere una posizione etica e culturale: stare nel cuore della bellezza e della complessità, nel cuore dell’eccellenza e dell’inclusività, nel dialogo tra la storia e la sperimentazione, tra pubblico e artisti, tra istituzioni e nuove generazioni”.

“Nel bel mezzo descrive anche il momento che stiamo vivendo” aggiunge Cipriani “Siamo nel pieno di una grande impresa: la costruzione di un Festival pensato per un pubblico ampio, trasversale, internazionale, soprattutto di nuova generazione”.

Il nuovo corso dei Due Mondi riparte così, con una nuova narrazione, una nuova idea di programmazione e una nuova identità visiva che sarà svelata soltanto durante la conferenza stampa ufficiale.

E una nuova squadra. “Ho voluto con me due talenti straordinari: come consulente per la Musica classica Beatrice Rana, pianista italiana di fama internazionale, acclamata dal pubblico e dai templi della musica classica; e come consulente per Opera e Prosa Leo Muscato, regista affermato nel mondo per la sua sensibilità nel mettere in scena opera e prosa sotto il segno della contemporaneità”.

È con questo spirito che vengono presentati i primi cinque spettacoli della 69ª edizione, cinque anticipazioni che rappresentano altrettante traiettorie artistiche – opera, musica classica, musica pop orchestrata, danza, prosa – e che saranno in vendita dal 12 marzo sul sito ufficiale del Festival e sulla piattaforma Vivaticket.

Cinque titoli che sintetizzano la visione artistica di Cipriani. Un ritorno al futuro, la piena valorizzazione del patrimonio storico e culturale del Festival e dell’apertura al dialogo con le nuove generazioni. Non a caso ogni edizione avrà un tema, per condividere narrazioni ed esplicitare un sistema di valori.

“Radici” sarà il tema che attraverserà Spoleto 69. Un passo indietro insieme a tanti passi avanti, un legame consapevole con le origini come memoria viva che genera energia, nuove prospettive artistiche e geografie culturali ben oltre i Due Mondi.

 

A partire da Vanessa di Samuel Barber, su libretto di Gian Carlo Menotti, che torna al Festival dopo una lunga assenza per inaugurarlo (Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti, venerdì 26 e domenica 28 giugno). Un ritorno che sa di riscoperta e di nuova urgenza. Titolo emblematico del dialogo tra Europa e America, l’opera debuttò al Metropolitan Opera nel 1958 e approdò già nel 1961 al Festival dei Due Mondi, in traduzione italiana e, per la prima volta, nella versione in tre atti. Oggi torna al Festival nella sua lingua originale, l’inglese, restituendo intatta la forza e il respiro internazionale. La regia è affidata a Leo Muscato, sul podio della Filarmonica del Teatro Comunale di Bologna e del Coro del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto debutta in Italia la direttrice sudcoreana Sora Elisabeth Lee. In scena un cast internazionale: il soprano Lauren Fagan nel ruolo del titolo, al suo debutto operistico italiano; Virginie Verrez nei panni di Erika; il tenore sudafricano Lulama Taifasi come Anatol, scelta originale che introduce un ulteriore elemento di lettura e di attualizzazione del personaggio; Sara Mingardo interprete della Baronessa; e Maurizio Muraro nel ruolo del vecchio dottore.

 

Grande attesa anche per il debutto al Festival di Yannick Nézet-Séguin, tra i direttori più richiesti al mondo, alla guida della London Symphony Orchestra con la pianista Yuja Wang (Piazza Duomo, 3 luglio). Direttore musicale del Metropolitan Opera e della Philadelphia Orchestra, già alla testa della Filarmonica di Rotterdam, Nézet-Séguin torna in Italia dopo otto anni di assenza. In programma due giganti del Novecento: la Sinfonia n. 2 in mi minore op. 27 di Sergej Rachmaninov e il Concerto per pianoforte n. 3 in Do maggiore op. 26 di Sergej Prokof'ev, affidato allo straordinario talento musicale e al carisma di Yuja Wang. 

Nel segno dell’apertura ai linguaggi contemporanei si colloca MIKA Symphonique, un concerto che vede MIKA in una veste inedita (30 giugno). In Piazza Duomo, affiancato dalla Filarmonica del Teatro Comunale di Bologna diretta da Simon Leclerc, il cantautore rilegge i suoi brani più amati in chiave sinfonica. Un live che unisce scrittura contemporanea e raffinatezza orchestrale, slancio ed eleganza, energia travolgente e una dimensione più raccolta e personale.

La danza parla inglese con la Rambert, la compagnia di danza più longeva del Regno Unito che celebra il suo centenario omaggiando la fondatrice Marie Rambert (Teatro romano, da venerdì 26 a lunedì 29 giugno). This is Rambert è un trittico che mette insieme alcune tra le firme più interessanti della coreografia contemporanea: (LA)HORDE con Hop(e)storm, un omaggio alla danza come azione collettiva; Emma Evelein con Gallery of Consequence, performance in prima europea che trasforma un aeroporto in una potente metafora delle nostre scelte; e una nuova creazione, anche questa in prima europea, di Bobbi Jene Smith che indaga le relazioni umane intrecciando musica e movimento.

Per la prosa, Peter Stein, maestro assoluto della regia del secondo Novecento e fondatore della leggendaria Schaubühne, affronta Platonov di Anton Čechov (San Simone, da venerdì 26 a lunedì 29 giugno). Opera giovanile scritta intorno al 1880, Platonov è un testo visionario, mai davvero compiuto, e proprio per questo carico di potenziale, la storia di un uomo dotato di talento e fascino, ma incapace di trovare un posto nel mondo. Il primo esempio di quegli uomini “superflui” che Čechov avrebbe poi disseminato nei suoi racconti e drammi.

Opera, musica classica, musica pop orchestrata, danza, prosa. Mondi diversi che si incontrano. Nel bel mezzo tra radici e futuro.

Ultimo aggiornamento: 13 marzo 2026, 11:53

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