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RADICI: Spoleto torna al centro del mondo

Dal 26 giugno al 12 luglio 2026, il 69° Festival dei Due Mondi di Spoleto: la prima edizione guidata dal nuovo Direttore Artistico Daniele Cipriani rilancia lo spirito menottiano con un cartellone di prime mondiali ed europee.

Categorie:
Comune
Cultura

Data :

29 aprile 2026

RADICI: Spoleto torna al centro del mondo
Municipium

Descrizione

Nel Salone Pietro da Cortona di Palazzo Barberini, la conferenza stampa dell’edizione numero 69 del Festival dei Due Mondi di Spoleto, alla presenza del Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, del Presidente della Fondazione Festival dei Due Mondi e Sindaco di Spoleto Andrea Sisti, del Direttore Artistico Daniele Cipriani, della consulente per la musica classica Beatrice Rana, del consulente per l’opera e la prosa Leo Muscato, con la moderazione del giornalista e conduttore Marco Carrara.

La manifestazione, in programma dal 26 giugno al 12 luglio 2026, è pronta ad animare uno dei più longevi palcoscenici internazionali d’arte e cultura con un palinsesto ricco di prime assolute, eccellenze mondiali e giovani talenti. Ampliando la missione multidisciplinare e la vocazione globale che il Festival ha sempre promosso, quest’anno opera, musica, danza, teatro e arte dialogheranno insieme spaziando tra culture diverse e linguaggi contemporanei in una nuova dimensione condivisa, che nel tema delle “Radici” trova il valore del passato e la forza del cambiamento. 17 giorni di programma, 100 performance, di cui 7 prime mondiali e 9 produzioni originali per il Festival, con più di 1000 artisti provenienti da 27 Paesi, per un totale di 16.508 minuti complessivi di manifestazione, pari a 275 ore e cioè a circa 11 giorni e mezzo di arte non- stop: spettacoli in esclusiva, debutti mondiali ed europei, creazioni commissionate appositamente per il Festival, performance site specific, per offrire un’esperienza di spettacolo dal vivo unica e irripetibile.

La 69ª edizione del Festival dei Due Mondi rappresenta un momento di rinnovamento e di slancio per la nostra città spiega il Presidente Andrea Sisti. Con l’arrivo del nuovo Direttore Artistico Daniele Cipriani, Spoleto si conferma ancora una volta luogo di incontro, di sperimentazione e di dialogo tra linguaggi e culture diverse. Il tema Radici richiama l’identità profonda della manifestazione, capace di una costante ricerca nella contemporaneità nel segno della straordinaria eredità del Maestro Gian Carlo Menotti. Come Presidente della Fondazione, esprimo pieno sostegno a una visione che si arricchisce rafforzando il ruolo internazionale di Spoleto”.

Aggiunge la Presidente della Regione Umbria Stefania Proietti: Il Festival dei Due Mondi di Spoleto, giunto alla 69esima edizione, è una delle più prestigiose manifestazioni internazionali che sa coniugare musica, teatro, danza e arti visive, in una location straordinaria che inorgoglisce l’Umbria. Quest’anno, con la direzione affidata al Maestro Daniele Cipriani, la kermesse si focalizza su bellezza e inclusione con il claim “In the bel mezzo of everything”: una trovata geniale e ibrida che punta a individuare l’equilibrio fra tradizione e innovazione, con la volontà di creare un dialogo tra le culture e le arti. Un filo conduttore che tiene conto dell’importanza dell’incontro-confronto tra mondi diversi. L’Umbria è grata a chi organizza il Festival, alla direzione artistica, alla Fondazione e a tutti coloro che si impegnano per la riuscita degli spettacoli e degli eventi ospitati in luoghi storici e incantevoli della nostra Spoleto”.

La nuova direzione artistica di Daniele Cipriani si impegna infatti sin dal tema scelto, “Radici”, a guardare al futuro ripartendo dalle origini. Al centro di questo bilanciamento tra storia e contemporaneità c’è la convinzione che il valore esperienziale della cultura risieda nella condivisione, nella sua capacità di far dialogare le arti, gli artisti e i fruitori: il cartellone, pur vantando un profilo di altissimo pregio, si apre al grande pubblico e all’esigenza di un’arte accessibile, di cui gli spettatori possano sentirsi parte integrante. L’obiettivo è rendere Spoleto un ecosistema culturale vivo e condiviso, che chiede e offre partecipazione: un luogo in cui le radici continuano a generare futuro e in cui il Festival torna a parlare alla città e al mondo con la stessa intensità. Anche da questo motivo deriva l’impegno di ricostruire una nuova geografia culturale e urbana: ripartire dalle radici significa anche riscoprire quelle di quei luoghi storici che ora tornano al centro della kermesse. Oltre al Teatro Romano, a Piazza Duomo, al Teatro Caio Melisso, l’arte arriverà anche negli indirizzi meno frequentati come il Giardino di Palazzo Campello, il cortile della Rocca Albornoziana e la Basilica di San Salvatore, patrimonio UNESCO che riapre al pubblico dopo dieci anni. A rinforzare l’idea di un festival diffuso e accogliente, si aggiunge il nuovo ritmo della programmazione: grandi spettacoli anche nei giorni tradizionalmente meno frequentati, il ritorno dell’opera lirica inaugurale prodotta dal Festival, il forte slancio internazionale, la presenza di performance in più lingue, l’inserimento di progetti che estendono l’esperienza del Festival ben oltre il momento della rappresentazione.

Questa edizione del Festival dichiara il Direttore Artistico Daniele Cipriani è un nuovo inizio, una scommessa: abbiamo puntato sulla qualità del programma e sulla sua internazionalità, coinvolgendo le punte di diamante del panorama mondiale. Ogni spettacolo ha una sua identità precisa, e un suo valore fondamentale anche nel dialogo tra artisti e discipline. Abbiamo costruito un cartellone di altissimo livello di spettacoli in esclusiva, che dà grande risalto a prime assolute, debutti e anteprime, affinché la proposta di nuovi talenti possa incontrarsi con il prestigio di eccellenze già affermate. Raccogliendo la preziosa eredità culturale e imprenditoriale di Menotti, vogliamo che il Festival si faccia abbraccio tra arte e pubblico, affiancando al suo primato artistico anche una dimensione profonda di condivisione”.

Il Festival fa sua la Weltanschauung di Menotti, di cui non dimentica né la visione strategica né la genialità artistica: sarà il suo libretto a inaugurare il programma con l’opera più famosa di Samuel Barber. L’inaugurazione, il 26 giugno, vedrà in scena Vanessa in un nuovo allestimento prodotto dallo stesso Festival in coproduzione con il Teatro Comunale di Bologna e la Fondazione Teatro Petruzzelli. L’opera che valse a Barber il Pulitzer rivive sul libretto di Menotti, con la regia di Leo Muscato e la direzione al suo debutto italiano per l’opera della sudcoreana Sora Elisabeth Lee, alla guida dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, insieme al Coro del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto. Spiega Leo Muscato: Abbiamo scelto di inaugurare il Festival di Spoleto 2026 con Vanessa di Samuel Barber perché incrocia in modo naturale il tema di questa edizione, Radici. È un’opera che tiene insieme due mondi: la tradizione europea e la cultura americana, e li fa dialogare senza mai separarli davvero. Questo è già nella sua origine: nel libretto di Gian Carlo Menotti, che guarda all’immaginario di un’altra illustre europea, Karen Blixen, e nel legame con Spoleto, dove l’opera ha trovato il suo debutto europeo, nel 1961, in una traduzione italiana del libretto. Tornarci oggi, dopo sessantacinque anni nella versione originale inglese, non è un’operazione filologica: è un modo per riattivare quel movimento, rimettere in circolo un’idea di teatro aperto, attraversato da più culture. Vanessa è una delle poche opere americane entrate stabilmente nel repertorio statunitense, ma resta raramente rappresentata sulle scene europee, e forse proprio per questo necessaria. È un’opera che scava in zone scomode l’attesa, il desiderio, l’identità senza cercare soluzioni facili. La messa in scena nasce da qui: non come celebrazione, ma come attraversamento. Un lavoro costruito insieme a una direttrice e a interpreti internazionali che conoscono profondamente questo repertorio, e a una grande artista italiana chiamata a misurarsi con uno dei personaggi più ambigui e sfuggenti del Novecento operistico”.

Si riparte dunque dal solco tracciato dal fondatore Gian Carlo Menotti, al quale il Festival rende onore con una serie di omaggi tra i molti tributati al grande compositore, anche la Maratona Menotti, un concerto di quasi 24 ore in occasione del 115° anniversario della nascita che non è solo formale, ma indice di un indirizzo identitario preciso, capace di valorizzare l’eredità e al contempo di innovarla. Un ritorno decisivo, in questa edizione, sarà quello della Maratona Internazionale di Danza, ideata da Alberto Testa e Vittoria Ottolenghi, che chiamerà a raccolta sul palco le étoiles della danza internazionale. Nel segno di una continuità con l’attenzione di Menotti verso lo scouting e la formazione di giovani talenti, nasce la Festival dei Due Mondi Academy, il programma di formazione e ospitalità rivolto a giovani musicisti under 35 provenienti da tutto il mondo, selezionati per merito e coinvolti in un percorso intensivo gratuito nei giorni della kermesse. Gli stessi allievi avranno la possibilità di esibirsi con i protagonisti dei Concerti di Mezzogiorno, gli appuntamenti quotidiani con i grandi nomi della musica classica, da Bach a Ravel, da Rossini a Gershwin.

È per me un onore e un'emozione profonda afferma Beatrice Rana contribuire a un palcoscenico che Gian Carlo Menotti ha saputo costruire con straordinaria visione quasi settant'anni fa, e che oggi torna a essere il luogo dove il futuro della musica prende forma. Il cartellone del Festival dei Due Mondi di Spoleto di quest'anno è incredibilmente ricco: accanto ai grandi nomi della musica classica internazionale Yannick Nézet-Séguin, Gianandrea Noseda, Arcadi Volodos, Yuja Wang, Mario Brunello, Giovanni Sollima fra gli altri trovano spazio giovanissimi artisti destinati a segnare il panorama musicale dei prossimi decenni. Spoleto si conferma capitale della musica e, soprattutto, palcoscenico dove nascono le carriere: molti di questi nomi sono al loro debutto italiano”.

Il palinsesto musicale si apre e si chiude con due Maestri indiscussi del panorama internazionale. Yannick Nézet-Séguin (direttore musicale del Metropolitan Opera di New York e della Philadelphia Orchestra, protagonista del Concerto di Capodanno ‘26 a Vienna) guiderà la London Symphony Orchestra e la stella del pianoforte Yuja Wang in una versione originale e suggestiva di Rachmaninov e Prokof’ev; il concerto finale di chiusura, il 12 luglio, sarà affidato alla bacchetta del Maestro Gianandrea Noseda, che con la Filarmonica Teatro Regio Torino farà delle note di Menotti, Bernstein e Dvořák i pentagrammi di un ponte capace di omaggiare la cultura europea e quella americana, nel 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti. La musica da camera illuminerà i Concerti di Mezzogiorno con le esibizioni dei musicisti e cantanti più brillanti della scena mondiale: a omaggiare i maestri del passato arrivano quelli del presente come Nicolas Altstaedt, il Quartetto Indaco, Quatuor Arod, Julia Bullock e Bretton Brown. A completare le proposte della sezione musicale, in un mosaico di generi e di note, il pianismo trascendentale di Arcadi Volodos, lo sperimentalismo di Laurie Anderson con Eyvind Kang e Martha Mooke, i brani originali del compositore estone-americano Lembit Beecher, il concerto mistico di Mario Brunello e Giovanni Sollima.

“Questa edizione del Festival commenta Cipriani è stata pensata per tutti: le varie discipline devono riuscire a parlare a ogni tipo di pubblico, nella consapevolezza che l’esperienza artistica sia un filo diretto tra chi dà e chi riceve, tra chi crea e chi si pone in ascolto. Perciò abbiamo voluto costruire un cartellone ampio, eclettico e vario, che potesse ospitare danza classica e danza contemporanea, il teatro di prosa e quello sperimentale, i grandi compositori del passato e i cantanti più amati e rappresentativi del nostro tempo”.

Accanto al repertorio classico e ai progetti di musica sperimentale (a cui sono dedicati tre concerti a Casa Menotti) il Festival affianca, in uno spirito di relazione e non di contrapposizione, due amate icone di successo della scena pop: lo spettacolo esclusivo MIKA Symphonique, in programma il 30 giugno, vedrà sul palco la star britannico-libanese in un concerto inedito diretto dal Maestro canadese Simon Leclerc con l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna e il Coro del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto; mentre la voce d’oro di Arisa approderà per la prima volta a Spoleto il 9 luglio, anche lei in Piazza Duomo, per incantare il pubblico con un programma in esclusiva per il Festival.

Ultimo aggiornamento: 29 aprile 2026, 12:51

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